Top: International: Italiano: Società: Pensiero: Religione: Cristianesimo: Santi e Beati: T: Taddeo Macarthy, Beato


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Non parleremmo di questo Beato straniero di nome, di origine e di vita se il suo ricordo non fosse vivo, ormai da quasi cinque secoli, in una città italianissima, a Ivrea, ai piedi delle Alpi.

Taddeo Machar, o Macarthy, era irlandese, come lo dice chiaramente il nome.
Degli Irlandesi aveva il tipico fervore religioso, l'entusiasmo spirituale e anche, come vedremo, l'impazienza, per non dire il furore.

La vita non era stata facile, per questo discendente di una famiglia principesca del Munster.
Nato sulla metà del '400, egli si era ben presto ritrovato in mezzo a rivalità e a gelosie che, dal piano politico, o meglio da quello delle fazioni tra i cosiddetti "clan", si estendeva a quello religioso, inasprendo anche il governo delle cose sacre.

Non ancora trentenne, il giovane Machar era stato consacrato Vescovo di Ross, nella contea di Cork.
Non era una diocesi molto importante, ma la nomina era abbastanza onorifica per suscitare accese gelosie.
Abili pressioni e subdoli maneggi, fecero sì che, da Roma, venisse decretato il trasferimento del giovane presule, nominato Vescovo delle due città vicine di Cork e di Cloyne.
Il trasferimento poteva esser giustificato da motivi pastorali, e il Vescovo irlandese non poteva protestare per un provvedimento che, dopo tutto, poteva anche esser dettato da motivi di opportunità e prudenza.
Ma quando, anche nella nuova diocesi, ricominciarono le invidie e le gelosie, le opposizioni e i contrasti, il Vescovo Taddeo ritenne che la misura fosse colma, e da sotto la mitria del pastore di anime spuntarono le insofferenze del suo carattere e della sua razza.
Memore di quell'insegnamento evangelico secondo il quale gli Apostoli mal accetti dovevano allontanarsi da quel luogo scuotendo la polvere dai calzari, a significare il più completo e disdegnoso distacco, il Vescovo irlandese Taddeo abbandonò la propria cattedra, con un gesto clamoroso di rinunzia e di protesta.

Ma la protesta d'un Santo non è mai pura negazione e il Vescovo dimissionario si trasformò in devoto pellegrino, e si accinse ad attraversare a piedi l'Europa, in incognito, per giungere fino a Roma.
Lì avrebbe potuto perorare la propria causa, ottenendo giustizia e ritrovando la pace dell'anima.
Ma per quest'ultima, non gli fu necessario terminare il viaggio.
Passate faticosamente le Alpi, si fermò a Ivrea, dove prese alloggio presso i Canonici Regolari di San Bernardo.
Tra quei monaci saggi e sereni, l'irlandese ritrovò finalmente la quiete, trattenendosi oltre il previsto, finché non morì, dopo breve malattia, nel 1497.

E ad Ivrea, conosciuto che fu l'esser suo, l'ex Vescovo pellegrino ebbe i primi onori, vivi ancor oggi, non come straniero, ma come buon fratello, in cammino verso la comune patria delle anime.


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Testi ed immagini per gentile concessione di: F.Diani - Santi e Beati



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