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Da piccolo è stato già scolaro dei benedettini, che nel suo paese natale di Corbie, presso Amiens, hanno una famosissima abbazia.
Più tardi vi ritorna, diventando monaco e poi magister interno, funzione che esercita più tardi nella comunità della Nuova Corbie (Corvey) in Sassonia.
Da qui parte la sua avventura di apostolo degli Scandinavi, che è pure una sorta di duello continuo tra i molti insuccessi e il suo coraggio.
Nell’826 accompagna in Danimarca il nuovo re Harald, che ha appena ricevuto il battesimo e che lo sostiene agli inizi della predicazione.
Ma è lui, il re, che non riesce a sostenersi sul trono.
Dopo un anno deve già lasciare la Danimarca, e con lui l’abbandona Ansgario, che nell’829 viene inviato missionario in Svezia col monaco Vittmaro.
Qui il re Björn gli lascia predicare liberamente il Vangelo ai rari cristiani (per lo più stranieri, prigionieri di guerra) e alla gente del luogo.
In un anno e mezzo di lavoro il risultato sembra promettente: per questo l’imperatore Lodovico il Pio (figlio e primo successore di Carlo Magno) incoraggia la nascita di una struttura ecclesiastica con sede ad Amburgo (territorio imperiale) e col campo di lavoro oltre frontiera.
Ansgario ne diventa vescovo nell’831, e può dar vita in Svezia a una missione stabile con a capo un vescovo.
Intanto, riprende l’attività missionaria anche in Danimarca.
Nel giugno 840 muore l’imperatore Lodovico il Pio: l’impero dei Franchi carolingi si frantuma; e intanto le incursioni dei Normanni, gli “uomini del Nord”, devastano l’Europa settentrionale.
Nello sconvolgimento crolla tutto ciò che Ansgario stava avviando, e nell’845 i Normanni piombano addirittura su Amburgo, dove lui fa appena in tempo a salvare le reliquie della sua chiesa.
Va in rovina anche la missione in Svezia, avversata da molti che non amano la “religione degli stranieri”.
Ma lui non rinuncia. Dopo alcuni anni trascorsi a Brema, eccolo arrivare di persona in Svezia, perché non ha nessuno da mandare.
Il re Olaf autorizza la predicazione cristiana, ma i buoni predicatori non ci sono.
Dove non arriva Ansgario, tutto infiacchisce e decade.
La sua presenza migliora le cose anche in Danimarca, grazie ai buoni rapporti del re Horik con Lodovico il Germanico, figlio di Lodovico il Pio, e padrone del territorio tedesco.
Ma sono risultati temporanei, troppo minacciati dalla politica. Questi re del Nord, e la loro politica anche religiosa, dipendono da troppi fattori esterni: se va male una battaglia, se muore un lontano carolingio...
Tornato nei suoi ultimi anni a Brema, Ansgario non vede realizzato il sogno di un profondo radicamento cristiano al Nord.
Ma per questo sogno ha messo serenamente in gioco la sua vita intera, continuando a seminare fra i temporali, con ostinatissima speranza.
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