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Sin da giovane era conosciuto fra i suoi concittadini romani, come un uomo d’esempio di purezza e maestro di vita interiore, fama che travalicava le mura del monastero benedettino di S. Martino, vicino alla Basilica di S. Pietro, di cui era monaco stimato.
Papa Gregorio IV (827-844) che lo aveva avuto come suddiacono al Laterano, conosciuti i suoi pregi di monaco esemplare, lo volle nel clero romano, così egli mutò luogo e ordine ecclesiastico, ma conservando la sua vita ascetica.
Il figlio di Radoaldo, di cui non si conosce purtroppo il nome, fu ordinato sacerdote dal papa Sergio II (844-847) il quale lo nominò anche cardinale, pertanto con la fama di santità che aveva, quando il 27 gennaio 847, morì papa Sergio, lo stesso giorno fu eletto a succedergli, acclamato all’unanimità da clero e popolo.
Per l’urgenza della situazione creatasi con le incursioni saracene dell’846, la sua consacrazione avvenne il 12 aprile 847 senza attendere l’approvazione imperiale, come da consuetudine.
Divenuto papa, Leone IV si prodigò per riparare i danni subiti da Roma a causa delle incursioni arabe, ricostruendo chiese e monumenti; apprestò una flotta sul mare per contrastarli e stabilì guarnigioni di difesa lungo tutta la costa tirrenica; creò la “città leonina”, cioè fortificò con mura di difesa tutto il quartiere intorno a S. Pietro, da Trastevere a Castel S. Angelo.
Quest’opera grandiosa fu realizzata con il contributo dell’imperatore Lotario, della Francia e della Germania, alla sua costruzione furono adibiti i saraceni catturati nella battaglia navale di Ostia, avvenuta nell’849, vinta dalla Lega promossa dal papa tra Napoli, Amalfi, Gaeta e la flotta romana, la costruzione fu inaugurata il 27 giugno 852.
Ricostruì in un luogo più sicuro la distrutta (sempre dai saraceni) ‘Centumcellæ’ che prese il nome di Leopoli (oggi Civitavecchia).
La sua opera di pontefice lo vide impegnato a dirimere varie questioni di competenza fra vescovi dell’impero e nel contempo ad affermare sempre più la dignità e l’indipendenza della Santa Sede dall’Impero stesso, per questo i rapporti fra il papa e Lotario e suo figlio Ludovico, a partire dalla mancata ratifica imperiale alla sua elezione, si fecero difficili e spesso vicini alla rottura.
L’imperatore non rinunciò ad affermare i diritti sovrani su Roma, Leone IV si lamentò del contegno avuto da emissari imperiali, i quali avevano assassinato un legato pontificio inviato a Lotario.
Leone recatosi a Ravenna dove stavano gli assassini, li arrestò e condotti a Roma furono processati e condannati a morte, fra la protesta dell’imperatore che si richiamava ad accordi stipulati con il papa Gregorio II, per l’inviolabilità delle persone poste sotto la protezione del sovrano o del Papa.
Poi vi fu la questione della protezione dell’imperatore accordata allo scomunicato cardinale Anastasio, che aveva idee di antipapa, che poi metterà in pratica dopo la morte di Leone.
Convocò in S. Pietro un Concilio (853-854) per il ristabilimento della disciplina ecclesiastica, della purezza della fede e dei costumi del popolo cristiano; sotto il suo pontificato furono tenuti i sinodi di Magonza, Lione, Limoges, Parigi ed in Inghilterra.
Fu il primo pontefice ad apporre la data sui documenti ufficiali, confermò ai Veneti il diritto di eleggersi un Doge.
Morì il 17 luglio 855 e fu sepolto in S. Pietro; nel 1099 le sue reliquie unitamente a quelle di s. Leone II e s. Leone III, furono poste vicino a quelle del grande s. Leone I Magno, per volere del papa Pasquale II.
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