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Gli agiografi locali lo dicono nato nel 1184, il che crediamo possa corrispondere al vero, tenendo conto della cronologia relativa desumibile dal racconto di Bon Giovanni: a quindici anni Gualtero entra in religione, per due anni è a Piacenza, per un certo periodo presta servizio in S. Bartolomeo a Lodi.
Bisognerà poi aggiungere un intervallo tra la vestizione e l'andata a Piacenza, durante il quale si verificano la morte del padre, la vendita dei beni, il collocamento della madre in convento.
Il nuovo ospedale ebbe un fiorente sviluppo: intorno al fondatore si riunirono "molti fratelli, molte sorelle e santi eremiti".
Gualtero era esempio a tutti di vita rigidamente ascetica: camminava scalzo, vestiva del sacco, digiunava, pregava, distribuiva elemosine.
Egli intraprese anche numerosi pellegrinaggi ed ebbe contatti con altri religiosi dalla vita esemplare. Curò l'erezione di altri ospedali, per lo piú in territori sotto giurisdizione del vescovo di Lodi: nel Vercellese, nel Tortonese, uno presso Crema e un altro lungo la strada milanese, presso Melegnano, sul canale Vettabbia.
Tali istituti costituivano, rispetto a quello di Lodi, come delle dipendenze: Gualtero li manteneva sotto controllo, ispezionandoli ogni tanto, cosicché essi divennero famosi per santità e opere di carità.
Scrive Bon Giovanni: "L'onnipotente Creatore... a favore di questo santissimo uomo mostrò in presenza di molti prima e dopo la di lui morte molti segni e miracoli preziosissimi... che non si possono numerare esaurientemente, come dice la santa Scrittura".
Gualtero ricevette anche aiuti dall'arcivescovo di Milano, Enrico da Settala, suo "familiare e carissimo amico", che edificò la chiesa annessa all'ospedale della Misericordia di Lodi.
Gualtero venne a morte a circa quarant'anni, il 22 luglio, festa di s. Maria Maddaiena, aprendo le braccia in segno di accettazione della fine. I funerali furono imponenti per concorso di clero e di popolo; vi partecipò anche il vescovo di Lodi, Ottobello.
La sepoltura di s. Gualtero fu meta di devote visite e di pellegrinaggi.
Numerosi miracoli ottenuti per intercessione del santo dopo la morte sono registrati in una Vita, scritta nella seconda metà del XVII sec. da Giacomo Antonio Porro. Si tratta quasi sempre di guarigioni dalla podagra.
Il 26 gennaio 1384 alcuni fanatici, con la complicità di certi frati Crucigeri di S. Biagio, trafugarono il corpo del santo, nascondendolo in S. Biagio stesso; ma le rigorose inchieste delle autorità persuasero i ladri a trasferire la refurtiva nella vicina chiesa di S. Paolo.
Alla fine, per evitare il peggio, il ministro di S. Biagio dovette restituire il maltolto.
Il 18 febbraio le reliquie ritornarono alla chiesa della Misericordia con solenne processione, presente il vescovo Paolo de Cadamosto e le autorità cittadine.
Piú tardi, sotto l'episcopato di Antonio de Bernerio (1437-1456) il corpo fu nuovamente trasferito e collocato sotto l'altar maggiore della cripta del duomo.
Altri spostamenti furono operati dai vescovi Taverna (1579-1616), Rota nel 1896 e Calchi Novati nel 1946.
Una ricognizione del corpo, effettuata nel 1893, accertò che il capo del santo era andato perduto.
Quanto rimane dello scheletro si trova dal 1960 nella parrocchiale di S. Gualtero, eretta nel 1843 poco lontano dall'antica chiesa della Misericordia, distrutta nel 1856.
La Chiesa laudense celebra la festa del santo il 22 luglio, con Messa e ufficiatura proprie.
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