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Informazioni generali

Chiamato anche l'"infante santo", il "principe perfetto", il "principe costante", l'"abanderado" (= alfiere), nacque a Santarém il 29 settembre 1402 dal re del Portogallo Giovanni I. Sua madre, Filippa di Lancaster, lo educò molto piamente: molto austero con se stesso, ebbe un delicato senso della giustizia sociale unito ad una gran compassione verso gli schiavi, i naviganti e i malati, che soccorreva con abbondanti elemosine e facendo celebrare per essi sante Messe.
A motivo della sua povertà, fu costretto dai fratelli ad accettare il titolo di gran maestro dell'Ordine monastico-militare di Avis, conferitogli da Eugenio IV nel 1434, ma rifiutò umilmente il cardinalato offertogli dallo stesso papa.

Benché febbricitante, il 22 agosto 1437 partì, insieme col fratello Enrico il Navigatore, alla testa di un esercito di settemila uomini, alla conquista di Tangeri. Sopraffatti, nel mese di ottobre furono costretti a togliere l'assedio e ad accettare le condizioni loro imposte, tra cui la promessa di restituire Ceuta.
Ferdinando e dodici uomini del suo seguito, tra i quali il suo segretario Giovanni (Joao) Alvares, che scrisse una dettagliata relazione della santa vita e prigionia del principe, restarono come ostaggi.
Ferdinando fu portato da Tangeri alla vicina città di Arzila, dove rimase sette mesi. Rifiutata dalle Cortes portoghesi la restituzione di Ceuta, nel maggio 1438 i Mori lo trasferirono a Fez, dove fu ridotto alla condizione di schiavo in catene, costretto ai lavori più duri e umilianti.
Le trattative per il suo riscatto fallirono ripetutamente per le esorbitanti pretese del sultano di Fez e del suo crudele vizir. Debilitato dalle privazioni, si ammalò di dissenteria e si spense rapidamente il 15 giugno 1443, confortato dagli ultimi sacramenti e ricreato da visioni celestiali.
Il suo corpo, sviscerato, fu appeso per i piedi ai merli delle mura. Nel 1451 il suo segretario Alvares, liberato dalla prigionia, ne portò il cuore in Portogallo; nel 1463 i suoi resti mortali riportati in patria furono collocati nella chiesa del monastero di Batalha, dove gli furono eretti un mausoleo e una cappella.
Benché non beatificato ufficialmente, Ferdinando ha avuto un certo culto, specialmente nell'anniversario della morte, in quello della traslazione (17 giugno) e nella vigilia di Ognissanti.
Paolo II, con Breve del 1470, ne lodò le virtù e la santa morte, incoraggiò la sua venerazione e concesse un'indulgenza a coloro che, nell'anniversario della morte, pregassero nella cappella di S. Antonio di Padova in Lisbona.
La figura santa ed eroica di Ferdinando è stata immortalata dal drammaturgo spagnolo P. Calderón de la Barca nel dramma "Il Principe Costante" (1629), uno dei "più belli di Calderón e del teatro spagnolo" (Menéndez Pelayo).


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Testi ed immagini per gentile concessione di: F.Diani - Santi e Beati



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