|
Il suo elogio si legge in vari martirologi latini, incluso il Romano, al 31 luglio.
La prima parte della sua passio, ove è narrata la confessione, il processo e il martirio, sembra dare sufficiente garanzia di veridicità, mentre la parte finale, assai immaginosa, non è che un evidente tentativo di giustificare il possesso delle reliquie del martire da parte della città di Cartenna, sua patria.
Nel 303 o 304, durante l'imperversare della persecuiione di Diocleziano, il preside romano della Mauritania aveva convocato un'assemblea a Cesarea.
In quell'occasione doveva svolgersi un corteo in cui Fabio avrebbe dovuto portare un vessillo. La cerimonia doveva avere un carattere religioso pagano, per cui Fabio si rifiutò di parteciparvi.
Fu perciò posto in carcere e, dopo qualche giorno, tradotto dinanzi ad un tribunale, dove il suo caso fu esaminato; rimasto £ermo nel suo proposito, fu condannato alla decapitazione.
La narrazione successiva è di tutt'altro tenore: il giudice non vuole che Fabio abbia conveniente sepoltura e ordina che il capo e il corpo vengano gettati separatamente in mare.
Ma essi si congiungono miracolosamente, e così uniti, sono spinti dalle onde fino al lido di Cartenna, sulla costa della Mauritania, dove finalmente hanno degna sepoltura.
|