|
Nella chiesa latina il suo culto è stato introdotto presto, al 10 aprile già dal Martirologio di Beda.
Il Martirologio Romano conferma la data ricordando dettagli sulla morte e sulla sepoltura del profeta quale quello, ripreso da antica tradizione, che vuole Ezechiele ucciso in Babilonia da un capo del popolo di Israele, capo da lui ripreso per la sua idolatria.
Ezechiele viene considerato il profeta che fa da ponte tra due diverse epoche della storia d'Israele, quella pre-esilica e quella post-esilica; è situato tra Geremia e Daniele; la sua attività sociale e religiosa si svolge fra i deportati, in particolare a Tell-Abib o Colle delle spighe.
Egli stesso descrive le sue vicissitudini: nel 597, quando aveva circa venticinque anni, venne deportato da Nabucodonosor in Babilonia insieme a diecimila persone fra le quali il re Ioakin, la corte, notabili, sacerdoti, artigiani.
Dalla bocca di Ezechiele gli esuli, sistemati lungo il gran canale fra Babilonia e Nippur a coltivare i campi, ascoltavano i messaggi di Iahweh.
Questi messaggi si traducono, attraverso profezie e visioni, in verità eterne raccordate alla storia concreta di quei tempi: la maestà e l'onnipotenza di Dio infinita e universale che si stende anche qui sui deportati; la potenza e la giustizia di Dio fino alla distruzione nel 586 di Gerusalemme e dello stesso Tempio; la profonda misericordia di Dio che impone il pentimento e la conversione.
Delle molteplici visioni di Ezechiele alcune sono state ripetutamente rappresentate in opere d'arte. Fra di loro è singolarmente significativa quella, grandiosa, del campo cosparso di ossa secche che al soffio di Dio riprendono vita rivestendosi di carne.
Se per i Giudei tale visione è simbolo della sicura restaurazione nazionale a gloria di Dio e a dimostrazione della sua potenza, per i Cristiani è assurta a simbolo della resurrezione della carne nell'ultimo giudizio.
|