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S. Bernardo così scriveva ai cardinali dopo l'elezione Eugenio III, monaco del suo Ordine: "La sua tenera verecondia è avvezza più al ritiro alla quiete che alla trattazione delle cose esteriori ed è da temere che non sappia compiere gli uffici del suo apostolato con la necessaria autorità".
Il timore che il mite pontefice (Pier Bernardo, nato da nobile famiglia a Montemagno, presso Pisa, e entrato nell'ordine cistercense dopo l'incontro con S. Bernardo nel 1138) non fosse all'altezza della situazione era condivisa da molti.
Ma il Signore - scrive il card. Bosone, suo contemporaneo e biografo - gli concesse tale scienza e facondia, tale liberalità e forza nell'amministrazione della giustizia che superò in attività e fama molti suoi antecessori.
Eugenio III resse la Chiesa otto anni e cinque mesi (1145 - 1153) in un periodo assai difficile. Dopo l'elezione dovette fuggire nottetempo da Roma per farsi incoronare, il 18 febbraio nel monastero di Farfa, sottraendosi così alle intimidazioni del popolo che, sobillato da agitatori come Arnaldo da Brescia, reclamava per Roma le libere istituzioni comunali con elezione diretta dei senatori.
Invitato da S. Bernardo, si prese a cuore la riforma della Chiesa e della curia romana; si adoperò per la difesa della cristianità contro la minaccia dei Turchi, promuovendo una crociata; presiedette a quattro concili (Parigi, Treviri, Reims e Cremona), promosse gli studi ecclesiastici, difese l'ortodossia, ed egli stesso seppe conciliare l'austerità della vita monastica con le esigenze della dignità papale.
Alla sua morte, avvenuta a Tivoli l'8 luglio 1153, il card. Ugo, vescovo di Ostia, così scriveva: "Immacolato emigrò dalla carne sua a Cristo".
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