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Edvige è nome di origine germanica, ma diffuso anche in Italia, un po' per motivi devozionali, un po' per suggestioni letterarie.
Sembra che il significato primitivo del nome fosse "santa battaglia", e come tale ben si attaglierebbe a questa santa, che fu veramente battagliera, anche se combatté soprattutto contro se stessa, per mortificare il proprio corpo e umiliare la propria superbia.
Santa Edvige, nata nel 1174 nell'Alta Baviera, fu duchessa della Slesia, sposa di Enrico I detto il Barbuto.
La sua vita principesca fu amareggiata da numerose sventure familiari, e soprattutto dalla rivalità tra i propri figli. All'egoismo e alla superbia, Edvige rispose con la dolcezza verso i sudditi, la mitezza verso i nemici, il costante desiderio di pace, sia nelle contese internazionali come nelle beghe di corte.
Soccorse i poveri ed i religiosi; beneficò i carcerati, migliorando le loro condizioni di vita. Si adoperò per la liberazione dei prigionieri di guerra e a sua volta, quando il marito cadde in mano a un nemico, ne ottenne la liberazione. Si diceva che delle sue rendite trattenesse per sé appena un centesimo, donando tutto il resto in carità.
Tutto ciò, per lei, non era altro che dovere: il dovere di una principessa veramente cristiana.
I suoi meriti, diciamo così straordinari, dovevano essere altri, più segreti e ancora più ardui da conseguire.
Straordinaria fu infatti l'austerità della Duchessa di Slesia nella sua vita privata, trascorsa in mezzo ai digiuni, alle veglie, alle vere e proprie privazioni.
Non bastava farsi serva dei poveri, consolatrice degli afflitti, infermiera degli ammalati e dei lebbrosi. Bisognava mortificare il proprio corpo, offrendo le sofferenze a riscatto dell'egoismo, della sensualità e dell'avidità dei più.
La Duchessa Edvige trattò se stessa con rigore quasi incredibile. Indossava una sola tunica e un mantello, d'estate e d'inverno; sulla pelle portava un cilicio e una cintura di crini.
Il suo corpo magrissimo era spesso livido e piagato dalle flagellazioni che s'infliggeva.
Fu lei a inventare il curioso stratagemma delle scarpe senza suola, per camminare sempre scalza anche quando l'etichetta le imponeva di indossare calzature.
E se il confessore l'esortava a portare le scarpe, ella le portava, sì, ma sotto il braccio.
Di questi piccoli eroismi fu intessuta tutta la vita di Santa Edvige, principessa e penitente, sposa fedele e madre dolorosa, Sovrana giusta e benefica, morta nel 1243 e subito venerata come Santa, sia dai fedeli germanici che da quelli slavi, prima ancora che la Chiesa suggellasse il riconoscimento delle sue straordinarie virtù.
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