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Bonifacio IV

C'è questo Pontefice all’origine della festa di Ognissanti, che celebriamo il 1° novembre.
Aveva ricevuto in dono da Foca, imperatore d’Oriente, un gioiello dell’architettura romana, fatto costruire 600 anni prima da Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto e capo della flotta imperiale: il tempio della dea Cibele, più noto come Pantheon (tempio di tutti gli dèi, secondo un’interpretazione corrente).
Bonifacio lo rimise in ordine salvandolo dalla rovina (Roma, all’epoca, era una distesa di ruderi), ne fece un tempio cristiano e il 1° novembre di un anno imprecisato lo dedicò solennemente alla Madonna e a tutti i santi martiri, che da allora vennero festeggiati annualmente alla stessa data; prima nella sola Roma, poi via via in tutta la Chiesa, onorando con essi i santi non martiri e anche quelli non canonizzati, «il cui nome è noto a Dio».

Bonifacio IV, abruzzese di origine, figlio di un medico, si è fatto monaco benedettino, e dall’anno 590 al 604 è stato uno dei più vicini collaboratori di papa Gregorio Magno: una sorta di “ministro del Tesoro”, al tempo in cui quel grande Pontefice doveva soccorrere Roma, una città affamata per le inondazioni o le siccità (disastrose per i raccolti), decimata dalle continue epidemie.
È stato chiamato a guidare la Chiesa in modo inaspettato e in una situazione difficile: il suo predecessore Bonifacio III è morto dopo soli nove mesi di pontificato, e la Sede è rimasta vacante per altri dieci mesi.
Salito poi in cattedra a fine agosto del 608, si trova a fronteggiare le emergenze che ha già conosciuto ai tempi di Gregorio Magno. Dall’Inghilterra poi, come Gregorio, riceve notizie di gravi dissensi tra cristiani sulla data della Pasqua e sulla liturgia. Poi ci sono contrasti tra i monaci e i vescovi. Nell’anno 610 viene a parlargli di questi problemi il vescovo di Londra, Mellito. Lui lo invita a partecipare al concilio che vi si tiene in quell’anno, e gli consegna poi i documenti conciliari che lo aiuteranno ad affrontare i problemi sorti tra episcòpi e monasteri.
L’Italia è ora un condominio spartito tra Longobardi e Impero d’Oriente, al quale appartiene anche Roma.
Ma i sovrani abbandonano praticamente a sé stessi i sudditi italiani (gli Italiotes, come li chiamano) perché l’Impero passa di crisi in crisi. L’imperatore Foca ha ucciso il suo predecessore Maurizio, e sarà ucciso dal successore Eraclio.
E poi l’impero viene attaccato in Dalmazia dagli Àvari e dagli Slavi, che lo costringono a “comprare” la pace. Ma il pericolo mortale arriva dalla Persia, quando l’esercito del re Cosroe sferra un attacco generale, occupando Siria e Libano, dilagando in Palestina e impadronendosi anche di Gerusalemme.
Nel saccheggio della Città Santa, viene portata via anche la reliquia della Santa Croce.
Tutti i giorni arriva una cattiva notizia per Bonifacio IV, il Papa che continua a vivere tra preghiera e penitenza come un monaco, e che muore nel momento di maggior pericolo per la cristianità orientale. Sarà poi canonizzato, otto secoli dopo, da un successore col suo stesso nome: Bonifacio VIII.
Autore: Franco Prevato


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Supposto stemma del Pontefice

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