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I Vangeli sono quattro.
Vangelo deriva dal greco e significa buona (lieta) notizia, annuncio carico di speranza, e può essere impiegato in vari contesti, sia profani che religiosi.
Nel Nuovo Testamento viene riferito a Dio, e riguarda l'annuncio dell'imminenza del suo regno nel mondo (cf. Mc 1,14); più spesso, però, è riferito a Gesù come portatore dell'annuncio del Regno, ma soprattutto perché il lieto annuncio si attua attraverso la sua azione e la sua stessa persona, in quanto Messia e Figlio di Dio.
I quattro libretti sono stati attribuiti dalla più antica tradizione ecclesiale a Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
Essi propongono lo stesso lieto annunzio incentrato su Gesù; per questo i loro scritti furono detti "Vangeli".
Più che biografie o storie del maestro, sono una presentazione di quel che Gesù era stato nella sua vita.
Dei quattro Vangeli tre sono detti "sinottici": Matteo, Marco e Luca; essi infatti impiegano uno schema sostanzialmente identico, anche se ogni evangelista narra con caratteristiche e contenuti propri: tradizioni diverse a cui ha attinto, destinatari mirati cui indirizza il suo scritto, quindi prospettive teologiche ed ecclesiali specifiche.
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Le Lettere Paoline nascono e si sviluppano in genere per il bisogno di completare la predicazione orale che Paolo aveva tenuto nelle varie comunità cristiane e come mezzo per risolvere interrogativi ed illuminare situazioni nuove determinatesi in esse.
Lo stile è immediato.
Nella Bibbia cristiana si presentano con quest'ordine:
Romani;
1 e 2 Corinzi;
Galati;
Efesini;
Filippesi;
Colossesi;
1 e 2 Tessalonicesi;
1 e 2 Timoteo;
Tito;
Filemone.
Dal punto di vista storico l'ordine è diverso.
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Le altre lettere neotestamentarie differiscono da quelle paoline almeno per tre motivi:
- sono indirizzate a più comunità contemporaneamente,
- non presuppongono problematiche particolari, ma generali;
- sono discorsi scritti o trattati piuttosto che lettere.
Le lettere di Giacomo, Giuda e Pietro, insieme alle tre lettere di Giovanni, sono dette tradizionalmente "lettere cattoliche", cioè non dirette ad una singola comunità, ma a tutti i cristiani, come accade per la maggioranza di questi scritti.
La lettera agli Ebrei è una predica dotta, messa per iscritto e inviata a cristiani di origine ebraica, che si lasciavano prendere dalla nostalgia per il culto fastoso del tempio di Gerusalemme ed erano tentati di disertare le assemblee cristiane per ritornare all'ebraismo.
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Scritta da Luca, quest'opera costituisce la testimonianza di come l'annuncio della salvezza cristiana, partito da Gerusalemme con il dono dello Spirito ai Dodici ed agli altri discepoli, raggiunge progressivamente la Samaria, la Siria (Antiochia), l'Asia Minore, la Grecia ed infine Roma, centro dell'impero.
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Seppure scritto in circoli vicini all'apostolo Giovanni e penetrato del suo insegnamento, il testo per lingua, stile e prospettive teologiche deve attribuirsi ad un diverso autore, che si presenta al lettore con il nome di Giovanni.
L'Apocalisse è un libro scritto durante una persecuzione dei cristiani (probabilmente sotto l'imperatore Domiziano, cioè verso il 95 d.C.) e serve a dar loro coraggio con la prospettiva della vittoria finale del bene sul male, di Cristo e dei suoi credenti sui nemici della fede.
Come tale è un libro storico, ma anche paradigmatico: vale per tutte le situazioni analoghe della Chiesa e dei credenti di tutte le epoche.
Per ottenere questo scopo l'autore si serve di un genere letterario particolare, il genere apocalittico (con l'impiego di molti simboli e visioni tratti dall'Antico Testamento) in specie da Ezechiele e Daniele.
Se non se ne tiene conto adeguatamente, la lettura diventa difficile e incomprensibile e si è indotti a interpretazioni astruse e inutili, come pure ad attese preoccupate del futuro.
Debitamente decifrati, i simboli parlano invece con estrema chiarezza.
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