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La seconda grande unità va comunemente sotto il nome di Libri Storici, perché contiene la storia che va dalla conquista della terra promessa fin quasi alle soglie del Nuovo Testamento.
In pratica copre un arco di tempo di circa dodici secoli.
I libri di Giosuè, Giudici e I° e II° Samuele, I° e II° dei Re sono detti storia deuteronomista, perché ispirati alla teologia del Deuteronomio e quindi al mondo dei profeti; I° e II° Cronache, Esdra e Neemia sono invece chiamati opera del cronista e sono legati alla lettura della storia tipica degli ambienti sacerdotali.
Il libro di Rut, benché posto tra il libro dei Giudici e quelli di Samuele, non fa parte della "storia deuteronomista" e si presenta piuttosto come una narrazione edificante, una commovente vicenda familiare, che ha come protagoniste due donne, la betlemita Noemi e sua nuora Rut, una straniera di Moab: la fiducia di Rut in Dio e il sostegno che offre alla suocera le meritano di diventare la bisnonna del re Davide.
Racconti edificanti ("midrashim"), e quindi non propriamente storici, sono poi i tre libretti di Tobia, Giuditta ed Ester, che, trattando con grande libertà i dati della storia e della geografia, illustrano la vita di Israele nel tempo dell'esilio e della diaspora. In essi si insegna la fiducia nella presenza provvidenziale e liberante di JHWH per il suo popolo nel bisogno.
Infine, i due libri dei Maccabei contengono l'eco della lotta di quanti tra gli Ebrei vogliono difendere la propria identità di popolo di JHWH al tempo dei tentativi di forzata ellenizzazione da parte dei Seleucidi, i re siriani di Antiochia (II sec. a.C.).
È un momento di libertà che dura alcuni decenni, finché anche la Palestina diviene dominio romano (63 a.C.).
Si è alla vigilia della nascita di Gesù, che nasce dunque suddito di Roma, probabilmente tra gli anni 7 e 5 prima della nostra era.
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Un terzo blocco di Libri va sotto il titolo di Libri Sapienziali e comprende Giobbe, Salmi, Proverbi, Qoèlet (Ecclesiaste), Cantico dei Cantici, Sapienza e Siracide.
In realtà due di essi, Salmi e Cantico, sono di genere e contenuto diversi rispetto agli altri cinque propriamente sapienziali.
Per sapienza si intende sia l'elementare buon senso attento alle situazioni della vita e proteso alla sua buona riuscita, sia la ricerca del senso profondo della realtà, della ragione ultima che permette di cogliere e vivere le finalità più nobili dell'esistenza.
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L'ultima grande unità dell'Antico Testamento è quella dei Libri Profetici.
Il profeta è l'uomo di Dio: animato dal suo Spirito, ha una parola da rivolgere al re o a Israele da parte di JHWH.
Egli esprime il giudizio di Dio sul loro agire.
Se Israele e il re sono stati infedeli agli impegni dell'Alleanza, la parola del profeta rivela il loro peccato e preannunzia il castigo; se invece il popolo ha già scontato la pena, gli annunzia la prossima liberazione.
Nella Bibbia cristiana i libri dei profeti sono ordinati sulla base della loro importanza (per così dire) ed estensione.
Perciò abbiamo prima i cosiddetti quattro grandi profeti: Isaia, Geremia (cui fanno seguito il libro delle Lamentazioni, attribuito dalla tradizione a questo profeta, e poi il libro che porta il nome del suo discepolo Baruc), Ezechiele e Daniele (che, però, più che profetico, è un libro apocalittico); poi i dodici cosiddetti "profeti minori": Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia.
Dal punto di vista storico, invece, è possibile distinguere tra:
profeti dell'epoca monarchica: Amos e Osea per il regno del nord (VIII sec. a.C.), Michea, Isaia (Is 1-39), Geremia, Sofonia, Naum e Abacuc per il regno del sud (VIII-VII sec. a.C.);
profeti dell'esilio: Ezechiele e "Secondo Isaia" (Is 40-55) (VI sec. a.C.);
profeti del dopo-esilio: Aggeo, Zaccaria (Zc 1-8), "Terzo Isaia" (Is 56-66), Malachia, Abdia, Gioele, Giona, "Secondo Zaccaria" (Zc 9-14) (V-III sec. a.C.).
Il libro di Daniele è da porsi verso la fine della prima metà del II sec. a.C.
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