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Originario della Giudea, Michea visse e predicò nella seconda metà del sec. VIII a.C.; contemporaneo del grande Isaia, con il quale ha in comune alcuni temi profetici, è un denunziatore deciso e forte delle ingiustizie sociali. Come Osea, il profeta ha accenti di tenerezza per gli umili e gli sbandati.
Michea preannunzia la distruzione di Samaria e predice la stessa sorte a Gerusalemme, se la sua popolazione non si convertirà. L'invito è accolto dal re Ezechia, che tenta una riforma religiosa.
Il libro consta di 7 capitoli.
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Nelle sue grandi linee, il libro alterna le minacce (cc. 1-3; 6, 1; 7, 7) a promesse (cc. 4-5; 7, 8-20), rivolte soprattutto al regno di Giuda, ma senza perder di vista quello d’Israele.
Come Amos, egli è indignato per il disfacimento morale e le ingiustizie sociali commesse dal popolo di Dio e annunzia il terribile “giorno” del giudizio divino.
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