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Baruc era il fedele segretario del profeta Geremia, ma il contenuto del libro e lo stile, vicino a quello dei libri più tardivi della Bibbia, fanno pensare che lo scritto abbia visto la luce verso il III-II sec. a.C., quando invalse l’uso di attribuire opere anonime a personaggi più o meno famosi.
Il libro, conservato soltanto in greco, è composto di vari brani di diversa origine.
Importante per la dottrina sul peccato e sulla conversione, il libro presenta anche una particolarità: per la prima e unica volta nella Bibbia Dio è chiamato l’Eterno, con un aggettivo sostantivato.
Il c. 6 è una lettera attribuita a Geremia, ma scritta verso il III sec. a.C. in ebraico, e giuntaci soltanto in greco. E’ una satira contro l’idolatria ispirata a temi dei profeti e dei Salmi.
Consta di 6 capitoli.
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La raccolta presenta un materiale vario: una confessione dei peccati (cf. Bar 1,15-3,8), una meditazione sulla sapienza (cf. Bar 3,9-4,4), un invito alla speranza rivolto a Gerusalemme (cf. Bar 4,5-5,9), una critica all'idolatria attribuita a Geremia (cf. Bar 6).
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