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Una caratteristica, propria della razza umana (per assicurarsi la sopravvivenza), è la capacità di adattarsi all’ambiente, o di modificarlo. Il progresso di qualsiasi società (sia semplice che complessa), fra i tanti altri fattori che ne determinano l’evoluzione, è in relazione anche con il maggiore o minore controllo esercitato dall’uomo sull’ambiente naturale.
L’evoluzione delle società, secondo le teorie del neoevoluzionismo sviluppatosi nel XX° secolo, è in relazione alle differenze esistenti e nel grado di organizzazione di ciascun gruppo sociale per il dominio sull’ambiente, e nella capacità di adeguare, alle esigenze che cambiano, le istituzioni che regolano la convivenza tra i consociati (cioè la capacità di modificare o abbandonare alcuni schemi di comportamento sociale o perché si è venuti in contatto con un’altra organizzazione sociale - della quale se ne adottano i sistemi – o per il necessario adeguamento a sopravvenute esigenze legate alle nuove tecnologie o al mutato modo di pensare dei cittadini).
Una particolare caratteristica, comune a tutti i tipi di società (sia semplici che complesse), è l’attitudine ad adeguare il comportamento sociale a qualsiasi mutamento, di qualsiasi entità questo sia.
L’evoluzione umana è iniziata, circa un milione di anni fa, con la padronanza del fuoco e la fabbricazione di rozzi utensili da parte dei lontani progenitori dell’homo sapiens.
Il passaggio dalle forme più elementari di società semplice a quelle più articolate delle prime società complesse viene fatto risalire al Paleolitico, quando, presso alcune comunità mediorientali, cominciarono a sorgere i primi insediamenti stabili, quale conseguenza dello sviluppo dell’agricoltura, dell’addomesticamento degli animali e dell’incremento degli scambi commerciali, con le popolazioni vicine, delle eccedenze di cibo e di manufatti.
Ulteriori forme di organizzazione, con le conseguenti attività specializzate, furono raggiunte mano a mano che veniva scoperto il modo di utilizzare ciascun metallo (rame, bronzo, ferro).
Per esempio: esperti artigiani fabbricavano inizialmente armi ed utensili; quando più la foggia e la tecnica di costruzione si perfezionava, tanto più erano richiesti nuovi e diversi specialisti e, nel frattempo, nasceva un ulteriore nuovo gruppo, quello dei mercanti che effettuavano il trasporto dei minerali dal luogo del ritrovamento fino alle officine artigiane di lavorazione, assicurando la fornitura della materia prima.
Probabilmente è con l’invenzione della scrittura che l’umanità getta le basi del suo costante progredire: gli uomini sono in grado di conservare conoscenze e ricordi, e possono tramandare, di generazione in generazione, le esperienze vissute.
Anche se gli sviluppi più significativi dell’organizzazione sociale sono da mettere in relazione alle specifiche attività di specializzazione degli uomini (comunque influenzate dai progressi di natura tecnologica), gli studi e le scoperte dell’archeologia, disciplina scientifica propria dell’età moderna, hanno dimostrato come l’evoluzione sociale non sia riconducibile soltanto ai progressi tecnologici e non sia affatto legata al passaggio dalla forma semplice e quella complessa delle società.
Per esempio, la fiorente civiltà dei Maya (320/890 d.C.) si sviluppò esclusivamente grazie all’economia agricola, senza l’uso dei metalli.
L’evoluzione sociale, in definitiva, è stata il risultato della capacità umana di organizzarsi in gruppi efficienti e di accumulare le informazioni da tramandare ai posteri; le conquiste sociali dei nostri antenati hanno gettato le basi di numerose istituzioni sociali della nostra epoca: la famiglia, la religione, il commercio, il governo , l’arte.
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