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All’inizio dell’ottavo secolo i libri erano di pergamena o papiro, materiali di difficile lavorazione e reperibilità.
I musulmani appresero l’arte della fabbricazione della carta dai cinesi, ne migliorarono notevolmente il procedimento e la trasformarono in un’industria.
All’inizio del nono secolo la carta era già diventata il normale supporto di ogni comunicazione scritta, ed era così diffusa che veniva usata anche per incartare la spesa: un viaggiatore persiano del 1040 osservava che al Cairo i commercianti di ortaggi e spezie erano provvisti di carta per avvolgere la loro merce.
La grande domanda di libri era soddisfatta dai copiatori, i warraqin, che in poche ore erano in grado di riprodurre un libro di centinaia di pagine, mentre un volume più grosso prendeva qualche giorno.
Chioschi di copiatori si trovavano ovunque, mentre le librerie erano di solito concentrate in un particolare quartiere.
Alla fine del nono secolo al-Ya°qubi contò più di cento librerie a Waddah, un sobborgo di Baghdad.
Le librerie più grandi e rispettabili fungevano anche da cenacoli intellettuali e richiamavano gli studiosi da grandi distanze.
La ricerca del sapere, dei libri portò alla nascita di biblioteche pubbliche e private.
La Bayt al-Hikmah, la "casa della saggezza", fu istituita a Baghdad nell’815 ed era la biblioteca pubblica più famosa.
A Baghdad nel 1200 si contavano ben 36 biblioteche pubbliche.
La Khinzana al-Kutub al Cairo contava più di un milione e seicentomila manoscritti.
La biblioteca di Cordoba aveva 40.000 libri.
Per avere un’idea si pensi che all’epoca la biblioteca vaticana possedeva 986 libri!
Il fiorire delle biblioteche portò anche alla produzione di numerosi sistemi di classificazione dei libri, nonché di glossari, opere di consultazione, enciclopedie, tavole genealogiche, guide geografiche ecc. Parallelamente alle biblioteche si diffusero le scuole.
L’università più antica al mondo è quella di al-Azhar al Cairo fondata nel 970, tuttora una delle più importanti università del mondo musulmano.
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