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Introduzione

Quando, nel mesolitico e neolitico, le rappresentazioni dell'uomo passano dapprima dall’immagine al simbolo e, poi, da questo ultimo al segno, si comincia ad elaborare un sistema di rappresentazione più generico che porta alla sostituzione dell’immagine con un segno di più semplice realizzazione e di più immediata utilizzazione.
È questo il passaggio fondamentale che consente all’uomo primitivo di passare da una rappresentazione analogica ad una logica. È il passaggio che determina l’invenzione della scrittura.


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La significazione

In questo momento, con l’invenzione della scrittura, l’uomo riesce ad avere un linguaggio più articolato.
Riesce ad elaborare un meccanismo che serve a pensare, ancor prima che a comunicare.
È solo grazie al linguaggio che l’uomo può articolare dei pensieri, e non solo elaborare delle sensazioni, in quanto il linguaggio è lo strumento di pensiero per eccellenza.
Ma, affinché si abbia un linguaggio, deve avviarsi un grande processo che è quello della significazione. Bisogna, cioè, rende universalmente validi i segni linguistici, e le regole per usarli.

In base alla moderna linguistica, si definisce segno l’unione inscindibile di significato e significante.

Una parola (sedia, tavolo, bottiglia, bicchiere) è un segno. Essa rappresenta una realtà, così come le immagini, ma in maniera diversa.
Le immagini colgono l’aspetto visibile del reale, le parole solo il concetto.
Per cui, con l’immagine si ottiene una rappresentazione di una realtà particolare, con le parole si ottiene una rappresentazione più generica ed universale (la parola «sedia» indica tutti gli oggetti, indipendentemente da forma e fattura, che permettono di sedersi, la parola «bottiglia» tutti gli oggetti, di dimensione non eccessiva, che consentono di contenere un liquido; e così via).


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I segni linguistici, proprio perché non rimandono visivamente all’immagine delle cose, per funzionare devono essere univoci: ad una categoria di oggetti deve corrispondere un solo segno, e quel segno deve indicare solo quella categoria di oggetti e non anche altre.

In questo modo nasce un segno: quando la parola (il significante) indica, senza possibilità di errore, l’oggetto o il concetto che rappresenta (il significato).

Questa fase di elaborazione del linguaggio, nel grande processo della «significazione», viene testimoniata proprio dalle rappresentazioni artistiche del mesolitico e neolitico.
Le raffigurazioni tendono ad essere sempre più semplificate e stilizzate.
Si passa, in sostanza, dal disegno al segno.


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Scritture ideografiche e fonetiche

Le raffigurazioni non colgono più l’individuo, ma diventano il simbolo di una classe di individui.
Operando per categorie concettuali, si passa da un pensiero fondato sull’analogia (l’immagine) ad uno fondato sulla logica (la parola).

Rispetto alle pitture, vengono preferite le incisioni, proprio per la maggiore immediatezza di esecuzione e comunicazione.
Esse sono il laboratorio per arrivare alle prime forme di scrittura: quelle ideografiche, scritture cioè le cui parole hanno l’aspetto ancora di immagini fortemente stilizzate.
In seguito, ma questo avverrà molti secoli dopo, l’uomo inventa anche le scritture fonetiche, così dette in quanto i segni che la compongono non descrivono direttamente le cose ma i suoni che pronunciamo nel dire una parola.
Il pregio delle scritture fonetiche, che, a parte Cina e Giappone, sono oggi universalmente adottate, è di utilizzare un numero molto ridotto di segni base (le ventisei lettere del nostro alfabeto occidentale) di contro alle molte migliaia di segni che usano le scritture ideografiche.



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