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L'omeopatia, che ha avuto origine a Lipsia verso la fine del XVIII secolo per opera del medico tedesco Samuel Hahnemann, rappresenta l'evoluzione di altre metodiche preesistenti: la medicina Ayurvedica, nata in India; la Medicina Tradizionale Cinese (per le leggi di analogia); il principio dei simili e dei contrari di Ippocrate, poi ripreso da Paracelso nel Medioevo, ma da entrambi non compreso come da Hahemann, che partì dagli esperimenti di somministrazione di cicuta, stramonio, giusquiamo ed aconito sulle persone sane, effettuati dal medico austriaco Anton Storck tra il 1760 ed il 1762.
Il sistema curativo dell'omeopatia si fonda sull'assioma che i simili devono essere curati dai simili; si basa, cioè, sul concetto di similitudine, sulle dosi infinitesimali e sulle concezioni generali di malattia (terreno individuale e costituzione).
Una casuale constatazione di Hahemann, traduttore appassionato di opere tedesche, latine e greche, ha permesso la nascita dell'omeopatia: durante una traduzione, egli rimase colpito dal fatto che alcuni lavoratori della corteccia di China, dopo anni di attività, sviluppavano degli strani sintomi, fra i quali una febbre simile a quella malarica.
Chiedersi come fosse possibile che lavorare a contatto con la China potesse dare disturbi uguali a quelli curati con il chinino e sperimentarne gli effetti su se stesso per verificarne il nesso fu tutt'uno: nasceva l'assioma "similia similibus curentur".
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E' una legge della biologia generale; ad ogni stato morboso corrisponde un rimedio, una sostanza (sia farmacologica che di altra natura) che a dose tossica sviluppa, su di un soggetto sano, gli stessi sintomi clinici tipici di quel particolare stato morboso.
Si tratta del parallelismo d'azione tra il potere tossico di una sostanza e la sua azione terapeutica.
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Per molto tempo non si era riusciti a dare una spiegazione scientifica ai dosaggi infinitesimali; grazie al Raman Laser (composto da un laser associato ad uno spettofotometro) è stato poi possibile fornire una spiegazione fisica: si è visto che esiste una modificazione nei legami idrogeno del mezzo solvente, (acqua o alcool).
E' questo particolare stato fisico il portatore del potenziale terapeutico e del potenziale reattivo della terapia omeopatica. La dispersione delle molecole dovuta alla diluizione ed alla dinamizzazione porta, ogni volta, ad un assetto molecolare diverso con una diversa proprietà della sostanza (per la nuova entità chimico-fisica creatasi), anche se viene conservata in ciascuna diluizione l'impronta della struttura chimica originaria.
Per meglio chiarire, un esempio:
Il veleno di ape (apis), a dose tossica, provoca un edema rosso, bruciante, migliorato dal fresco; le dosi omeopatiche infinitesimali sono utilizzate per guarire non solo l'edema ma anche altre patologie simili, come l'orticaria o il colpo di sole. (nel caso in esempio, Apis alla 9° CH).
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Per ottenere il rimedio omeopatico infinitesimale si parte dalla sostanza di base ( per es.: la tintura madre, la T.M. della farmacopea francese) e si diluisce nel rapporto di 1/10; per esempio T.M. di Echinacea, 1 parte di questa in 99 parti di solvente e si sbatte (dinamizzazione) per 100 volte: abbiamo ottenuto così l'Echinacea alla 1° CH; ogni successiva diluizione effettuata con la medesima modalità ci consentirà di ottenere la 2°CH, la 3° CH e così via.
(Oltre la 12° CH non c'è più molecolarità in quanto si supera il Numero di Avogadro).
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