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In base alle usanze adottate nelle diverse epoche storiche, alle persone venivano attribuiti nomi, prenomi, cognomi o soprannomi.
L'onomastica consiste nello studio del significato e dell'origine storica dei nomi propri di persona.
Ovviamente, il valore attribuito al nome della persona era diversamente considerato in base all'epoca storica ed alle tradizioni socio-culturali dei vari popoli.
Presso i popoli primitivi il nome era considerato come l'anima dell'individuo e, per evitare che gli spiriti maligni o i nemici potessero danneggiare la persona attraverso rituali magici effettuati sul nome, era usuale servirsi di un appellativo, diverso dal nome, da pronunciarsi in pubblico.
Presso gli antichi Romani, il nome della persona era costituito dal prenome (praenomen), dal nome gentilizio (nomen gens) e dal soprannome (cognomen). Spesso, inoltre, veniva attribuito un quarto nome a personaggi famosi (agnomen).
Un esempio: Publio Cornelio Scipione l'Africano:
Publio (praenomen) è il nome proprio della persona;
Cornelio (nomen gentile) è il nome della gens cui apparteneva;
Scipione (cognomen) è il soprannome specifico della famiglia d'appartenenza;
Africano (agnomen) appellativo aggiunto per particolari meriti ed imprese.
Nel periodo precedente la caduta dell'Impero Romano, ai nomi gentilizi cominciarono a sostituirsi nuovi nomi, quasi tutti con il suffisso ius e derivati da participi, (come Costantius), fino ad arrivare alla consuetudine di indicare la persona con un solo nome.
Il fenomeno dello sviluppo urbano, che segnò la fine del Medioevo, provocò non poche difficoltà per individuare una persona che aveva lo stesso nome di moltissime altre: nacque così il cognome, una aggiunta al nome che poteva avere differenti derivazioni.
Le derivazioni più usuali: dal nome del padre (Tizio di Caio), del luogo di provenienza (Francesca da Rimini), dal mestiere o arte (Bruno Barbieri), da un difetto somatico (Giulio il Guercio) o da una peculiarità (Federico Barbarossa).
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