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Informazioni generali

La produzione ceramica dell’antica Grecia, al pari di altre arti figurative, ha raggiunto vertici di perfezione unici.
Diverse sono state le fasi e gli stili, nonché le tecniche utilizzate.

La produzione ceramica rimane l’unica manifestazione figurativa dell’antica Grecia, visto che la produzione pittorica è totalmente scomparsa.
Nei vasi abbiamo in genere la rappresentazione di quell’enorme patrimonio di storie mitologiche, la cui produzione ed elaborazione costituisce uno dei tratti più peculiari della cultura della Grecia antica.


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Da un punto di vista stilistico la produzione ceramica segue gli sviluppi dell’arte coeva.
Si passa da una visione schematica, comune a tutta l’arte del periodo geometrico, in cui prevale la decorazione con motivi astratti, ad una visione estetica più naturalistica, in cui la superficie del vaso diviene il supporto per rappresentazioni più naturalistiche e narrative.

Grandi centri di produzione furono soprattutto Corinto e Atene, dove si sviluppò rispettivamente la grande ceramica corinzia ed attica.
A Corinto si sviluppa per la prima volta una ceramica che si distacca dal geometrico per introdurre una figurazione a motivi fantastici simile a quella prodotta in oriente.
Ad Atene, dopo una prima produzione definita "protoattica", in cui sono ancora evidenti le influenze dello stile geometrico, si passa, intorno la metà del VI secolo, ad una nuova ceramica definita "a figure nere".
I vasi prodotti con terre a base di argilla, nel momento in cui vengono cotti, prendono una colorazione tendente al rosso brunito non saturo. Su questo colore, che deriva dalla materia stessa del vaso, le figure erano realizzate con grandi masse campite in vernice nera.
All’interno di questa grande campitura i particolari della figura erano definiti tramite un sottile disegno realizzato con il bulino (nome che indica gli strumenti a punta metallica usati per incidere), che, graffiando la superficie verniciata di nero, faceva apparire il rosso della terracotta sottostante.

Un passaggio notevole nella ceramica attica avvenne intorno alla fine del VI secolo con l’invenzione della nuova tecnica definita 'a figure rosse'.
In questo caso il vaso veniva interamente verniciato di nero mentre le figure erano interamente ricavate per graffito.
In tal modo si invertiva il rapporto cromatico tra figura e fondo: non erano più le figure ad avere un colore nero su uno sfondo rosso, ma le figure erano composte da masse rosse su uno sfondo completamente nero.
La differenza sostanziale è che nel primo caso i particolari delle figure erano realizzati solo con il bulino, mentre nel secondo caso si poteva far uso dei pennelli consentendo quindi al pittore del vaso una più ampia gamma di linee che potevano variare nello spessore e nell’intensità cromatica.
In tal modo la pittura vascolare riusciva ad imitare meglio la realtà raffigurata, e nello stesso tempo riusciva a partecipare dello sviluppo tecnico che conosceva nello stesso periodo la grande pittura parietale.

È ovvio dedurre che i vasi così prodotti, sia "a figure nere" sia "a figure rosse", nascevano unicamente dall’abilità nel disegno dell’artista: tutto andava risolto sulla capacità di controllo della linea funzionale, sia per delineare le figure sia per armonizzarne i rapporti reciproci nello spazio figurativo.
Il limite di questa tecnica era ovviamente di non consentire la rappresentazione cromatica.
E proprio sulla scorta di questo problema, intorno alla metà del V secolo, iniziò la crisi della ceramica attica.
La nuova ceramica che si affermò in periodo classico cercò di risolvere il problema introducendo il fondo bianco.
In questo caso la preventiva verniciatura della superficie del vaso consentiva al pittore di introdurre la campitura con altri colori, quali il rosa, il giallo o l’azzurro.
Certo, per i limiti tecnici dovuti al procedimento della cottura, la gamma cromatica non poteva essere molto ampia, ma di certo i vasi a fondo bianco raggiungono una qualità nella rappresentazione di livello ineguagliato.
Il disegno rimase sempre la base fondamentale della costruzione delle figure, ma a ciò si unì la possibilità di campiture cromatiche che consentivano una nuova armonia realizzata con masse e non solo con superfici.



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