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La tradizione fissa gli inizi della storia della musica cinese alla data precisa del 2697 a.C., ma le prime testimonianze archeologiche di interesse musicale risalgono a non prima del secondo millennio a.C.
Si tratta di reperti attinenti alla dinastia Shang (1766-1122 a.C.): consistono in frammenti di osso incisi, sui quali sono riportati responsori oracolari, la cui espressione ideografica contiene segni interpretabili come raffigurazioni di tamburi o di altri strumenti musicali.
Le scritture superstiti della successiva dinastia Chou (1122-221 a.C.) contengono, invece, riferimenti diretti ad eventi musicali.
La distruzione delle fonti scritte, perpetrata nel corso della dinastia Ch'in (22l-2206 a.C.), è compensata dall’abbondanza di scritti del periodo Han (206 a.C.-221 d.C.) e dalla tradizione, sorta a quell’epoca e sviluppatasi in seguito, di redigere copie dei testi più antichi.
Avviene cosi che diversi documenti redatti nel sec. X, o più tardi, possono ritenersi, in alcune parti, copie diligenti di testi che risalgono al sec. II a.C., o perfino al primo millennio a.C.
La dinastia Han costituisce dunque il miglior punto di riferimento per le ricerche sulla musica cinese.
Accenni a cose musicali sono contenuti nelle cronache dinastiche, nei manuali rituali, nelle biografie e in opere filosofiche.
Dalle antiche raccolte poetiche sappiamo che argomento dei canti erano l'amore, la divinità o la satira politica.
Da altre fonti apprendiamo che tutte le corti richiedevano danze e musiche adatte alle cerimonie e ai vari intrattenimenti.
Durante la dinastia Han venne istituito l'Ufficio imperiale della musica (Yuefu), col compito di registrare e catalogare tutto ciò che concernesse la musica e le acquisizioni scientifiche nel campo degli studi acustici; si assistette inoltre all'aumento dell’influenza sulla musica cinese di culture «esterne», provenienti dall'Asia centrale.
Seguì un periodo di invasioni e di crisi («medioevo cinese»), durante il quale l'impero venne diviso in regni autonomi.
La Cina fu riunificata sotto la dinastia Sui (589-618) e sotto la dinastia T'ang (618-907) raggiunse l'apice del suo sviluppo.
Risalgono a questo periodo gli elenchi imperiali dei dieci tipi di musica (shih pu chi) con descrizione degli strumenti, dei costumi e dei repertori dei gruppi musicali attivi alla corte imperiale nella città imperiale di Chang-an.
Un gruppo proveniva da Samarcanda, oltre l’altopiano del Pamir, e un altro da Buchara nell’Asia centrale.
Lungo i percorsi commerciali, che in seguito sarebbero stati conosciuti da Marco Polo, arrivarono musicisti da Turfan, Kashgar e Kutcha.
Alcuni gruppi giunsero alla corte cinese dall'India e dalla Corea; un gruppo cercò di combinare elementi della tradizione cinese con elementi di quelle centroasiatiche; altri musicisti, cinesi, tentarono di recuperare la più antica espressione musicale del loro paese, e il decimo dei complessi musicali che sono registrati negli elenchi si dedicò all'ampio repertorio della musica cinese contemporanea.
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Il carattere internazionale della cultura cinese nei periodi Sui e T'ang è attestato, fra l'altro, dal fatto che poche taverne del tempo potevano pensare di prosperare senza le prestazioni di musicisti e ballerini stranieri, e alcuni scrittori conservatori deprecavano il tradimento della cultura cinese a favore dell'occidente (ossia a favore dei gusti importati attraverso le rotte mercantili del deserto o del mare).
Le più famose scuole per la formazione dei musicisti e dei danzatori di corte si trovavano nel quartiere della capitale detto il Giardino dei Peri (Li Yuan).
Al tempo delle Cinque dinastie e dei Dieci Regni (907-959) i fasti della corte imperiale svanirono, soverchiati da guerre e invasioni; gli abitanti del Giardino dei Peri, ed altre centinaia di artisti, furono così costretti ad esibirsi nei teatri pubblici e nelle case da té, adattando di conseguenza il loro stile ad un gusto più popolare.
In questo periodo, inoltre, essi incominciarono ad impiegare strumenti e musiche di origine mongola.
Nel periodo seguente, della dinaslia Sung (960- 1279), la condizione di stabilità politica permise la pubblicazione di un maggior numero di opere musicali e il rifiorire di una prassi musicale di corte, sullo sfondo di una continua espansione delle attività musicali e teatrali cittadine.
Durante la dinastia mongola Yuan (1279-1368) la musica per le rappresentazioni teatrali divenne la forma più importante, e continuò a fiorire e a svilupparsi nel corso delle dinastie Ming (1368-1628) e Ch’ing (1644-1911).
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Con la caduta dell’impero la musica cinese acquistò maggior fama appunto nelle sue forme teatrali, e si aprì una fase di sperimentazione verso nuove direzioni formali e di commistione con il linguaggio occidentale.
Dopo la proclamazione della Repubblica popolare cinese (1949) si affermò, in tutte le arti, un'estetica marxista-leninista, e nel campo musicale si ebbero tentativi di rappresentare la lotta di classe attraverso la composizione di opere concernenti le questioni poste dal socialismo o con il recupero delle tradizioni musicali locali.
Mentre tale processo rese di pubblico dominio la musica propria delle minoranze, le direttive dominanti nel periodo della rivoluzione culturale ne impedirono lo sviluppo.
Dal 1980 la Cina si va mostrando in grado di attuare un nuovo (e potenzialmente prezioso) equilibrio tra le sue tradizioni storiche e le sue esigenze attuali.
Testi ed immagini per gentile concessione di: Paolo Pastore – Popoli Antichi
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