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La ripresa dell’architettura, dopo l’anno mille, si era accompagnata ad una ripresa dell’attività scultorea, la cui produzione si era intimamente legata a quella delle cattedrali.
I canoni formali, pur nelle varianti stilistiche, di questa scultura sono omogenei per l’intera Europa: le figurazioni iconografiche sono sempre a bassorilievo, mentre a tutto tondo sono solo le parti architettoniche, quali cibori, pulpiti, ceri pasquali, cattedre, eccetera.
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E’ nel periodo romanico che si afferma la prima rinascita della scultura.
Risorge negli artisti una nuova volontà: esprimersi liberamente in forme chiare e sintetiche, lungi dal superfluo e con spazi e volumi equilibrati.
Viene superato il lungo influsso bizantino: architettura e scultura, pur nella reciproca collaborazione, diventano indipendenti l’una dall’altra.
La scultura da decorativa diventa espressiva.
Il rilievo è forte e le scene si arricchiscono di figure animate da gestualità che dice quello che ancora i volti non esprimono.
E’ una scultura sostanzialmente rozza malgrado gli sforzi degli artisti ma è limpida, ingenua, fresca e ricca di sentimento cristiano.
Nel suo insieme agli inizi è nettamente inferiore a quella francese e tedesca, dalle quali forse deriva, ma già nel ‘300 si affermerà al punto da surclassare le prime forme.
Gli artisti che prima avevano cercato d’amalgamare i vari influssi nordici con quelli locali (romani, ellenistici, bizantini) gradualmente assumono una fisionomia propria, spiccata e nuova.
La forma diventa solida, forte, piena di realtà e densa di vita.
Le figure sono formate ancora da pesanti volumi poco articolati: gli effetti di linea sono secondari in confronto a quelli della massa plastica ma formano scene vivaci e potenti esprimendo sentimenti ingenui e schietti.
Si tenta anche di dare espressione al movimento rimanendo però fermi sui modelli statici della scultura romana.
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