Top: International: Italiano: Arte: Storia dell'Arte: 3. Greca: Pittura

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Informazioni generali

Gran parte della produzione artistica dell'antica Grecia è totalmente scomparsa, e ciò comporta, quindi, una vaga conoscenza di questa solo attraverso le fonti.
La pittura, per esempio, è del tutto sconosciuta agli studiosi, per cui è ignorato completamente lo stile e la qualità della produzione figurativa di famosi pittori che, solo attraverso le fonti storiche, conosciamo per le loro opere, che furono oggetto di grande ammirazione al loro tempo.

È da considerare che la pittura, sia quella pratica su muro sia quella mobile pratica su supporti lignei, è molto più fragile rispetto ad altre opere d’arte: una statua può anche sopravvivere millenni sotto terra o in fondo al mare, ma non può certo conservarsi in analoga situazione un dipinto o un affresco.

Le uniche testimonianze pittoriche che ci sono giunte dall’antichità sono frutto sempre di casi eccezionali: o si tratta di dipinti che erano realizzati in tombe (come usavano fare gli etruschi) o sono il frutto di eventi straordinari, quali i casi di Pompei ed Ercolano, la cui particolare sorte, legata all’eruzione del Vesuvio, ci ha consegnato affreschi e mosaici che in condizioni normali sarebbero stati anch’essi distrutti.

La nostra conoscenza della pittura greca è pertanto mediata proprio dal suo riflesso in coeve o posteriori manifestazioni artistiche.
Infatti, sia l’arte etrusca sia l’arte romana ed ellenistica, sono strettamente legate all’evoluzione pittorica greca.


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Chiaroscuro e prospettiva

Dalle notizie che le fonti ci hanno consegnato appare evidente che il percorso artistico della pittura greca è stato anch’esso orientato alla conquista del pieno naturalismo.

Rispetto alla pittura antica, i greci abbandonano l’uso delle campiture uniformi per iniziare l’uso graduale di colori e tinte.
Sperimentano, in pratica, per la prima volta nella pittura l’uso del chiaroscuro.
Con questa tecnica, che consiste nel graduare un colore da un tono chiaro ad uno scuro in base all’angolazione che il corpo presenta rispetto alla fonte luminosa, si riesce a rendere sul piano bidimensionale dell’immagine la sensazione tridimensionale di un corpo o di oggetto reale.

Ad introdurre per primo nell’arte greca l’uso del chiaroscuro è stato un pittore attivo ad Atene intorno alla metà del V secolo a.C.: Polignoto di Thasos.
A lui si deve la fondazione della scuola attica di pittura, ma anche altre conquiste stilistiche, oltre al chiaroscuro: elementi di paesaggio per la costruzione di uno sfondo spaziale alle figure e la definizione dei caratteri psicologici dei personaggi mediante lo studio di espressioni del volto e movimenti del corpo.

Per definire compiutamente l’immagine naturalistica non basta l’illusione tridimensionale dei volumi, c’è bisogno anche di uno spazio figurativo tridimensionale.
Come è noto, la tecnica che riduce ad immagine lo spazio è la prospettiva, ma tale tecnica è conquista del Rinascimento italiano.
Nell’antica Grecia non abbiamo elementi per ritenere che tale tecnica fosse già nota, però diversi elementi fanno ritenere che anche i pittori greci applicassero una sorta di prospettiva empirica, e non geometrica, basata non su un solo punto di vista ma su più punti di vista.
Le ricerche in questo campo si devono sempre a pittori attici attivi nel V secolo, quali Agatarco, che applicò la pittura alla costruzione di fondali per il teatro inventando la scenografia, e Zeusi, celebre pittore autore soprattutto di quadri da cavalletto.


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Pittura e ceramica

Nel IV secolo la pittura greca conobbe ulteriori sviluppi e altre notevoli personalità artistiche, anch’esse note solo dalle fonti, quali Pausia, Apelle o Filosseno.
In questo secolo i pittori abbandonano gradualmente l’uso del disegno per eseguire una pittura costruita direttamente con il colore.
Introducono in pratica quella tecnica che Plinio definisce «compendiaria», consistente in una veloce stesura di pennellate che costruiscono le immagini direttamente per contrasti di colori e di luci.
È una tecnica probabilmente molto simile a quella che molti secoli dopo utilizzeranno pittori veneziani del Cinquecento quali Tiziano o Tintoretto.
Con Apelle, il più ammirato pittore dell’antica Grecia, si chiude anche cronologicamente il classicismo greco e inizia quel periodo definito «ellenismo», erede e testimone della notevole fioritura che nell’antica Grecia ebbe anche la pittura, espressione artistica che purtroppo non ci ha lasciato opere superstiti.

Altro discorso bisogna invece fare per ciò che riguarda la ceramica, di cui abbiamo una sufficiente quantità di opere per giudicarne il valore e la base estetica.
Questa arte fu dagli antichi greci tenuta in altissima considerazione: la sua evoluzione è stata notevole, consegnandoci capolavori di assoluto valore.
È però rischioso assumere la produzione ceramica a metro per giudicare la produzione pittorica degli antichi greci, come spesso viene proposto: enormi sono le differenze di tecniche e materiali per poter considerare surrogabili le due diverse espressioni artistiche.



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