Top: International: Italiano: Arte: Storia dell'Arte: 02. Cinese: Pittura: Evoluzione




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Caratteristica è in Cina la stretta connessione tra calligrafia e pittura.
Infatti il carattere che è nato come il disegno di una cosa reale, pur nella trasformazione subita attraverso numerosi passaggi e nella sua stilizzazione attuale che lo rende più semplice, rimane sempre un’immagine di una realtà più che un segno convenzionale.
Nessuno inoltre può diventare grande pittore se non è pure buon calligrafo.
Tutti quelli che riescono nella calligrafia riescono anche nella pittura perché sono padroni nel pennello: la pennellata è il veicolo immediato dell’impulso creativo.

La pittura cinese assegna, quindi, un ruolo importante al pennello, che con tocchi rapidi e precisi, distribuisce l’inchiostro e il colore sul supporto e serve per tracciare la forma.
Prove dell’uso del pennello nella pittura cinese esistono già al tempo della Dinastia degli Zhou Occidentali (1122-771 a.C.).

L'evoluzione dei generi pittorici più trattati dalla pittura cinese, da quella classica ed arcaica fino a quella moderna, è relazionabile con i periodi di governo delle varie dinastie imperiali.


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Epoca arcaica

Possiamo considerare "La dama con drago e fenice", scoperto a Changsha, nella provincia dello Hunan, come il più antico dipinto su seta conosciuto.
Risale al tempo della Dinastia Zhou (1122-221 a.C.), durante il periodo Zhangguo (Periodo degli Stati Combattenti: 476-221 a.C.).
L’esecuzione raffinata ed il profilo marcato della dama indicano un’arte già matura e probabilmente abbastanza diffusa.


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Dinastia Han (206 a.C.-220 d.C.)

Nessun dipinto appartenente al periodo della Dinastia Han si è salvato, o è venuto alla luce fino ad ora.
I temi preferiti erano i ritratti di personaggi illustri come l’imperatore, le sue donne, i generali, i funzionari civili, le scene di vita a corte.
Questo perché la pittura aveva lo scopo di esaltare le virtù o le imprese di persone celebri.


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Dinastie del Sud e del Nord (386-581)

In questi due secoli, la pittura cinese passa attraverso la fase più importante della sua evoluzione storica: vengono formulati e scritti, in opere classiche, la maggior parte dei canoni della pittura.
Di questo periodo non esistono dipinti originali, ma abbiamo molte copie, riprodotte con fedeltà assoluta da artisti dell’epoca T'ang, come imponevano i canoni della pittura ufficiale.
Tra questi possiamo ricordare: Gli ammonimenti dell’istitutrice alle dame di Palazzo e La dama del fiume Lo.
Le due opere sono di Gu Kaizhi (321-379), conosciuto dai critici d’arte come il pittore dello spirito, mentre Lu Danwei (440-500) era conosciuto come il pittore dell’osso e Zhang Sengyou (504-551) come il pittore della carne.
Tre grandi maestri come tre modi diversi di riprodurre la realtà.
Il primo sapeva far emergere il carattere, le qualità, l’intimo del soggetto riprodotto; il secondo metteva in evidenza le linee, con tratti decisi e robusti; il terzo valorizzava la bellezza fisica, esaltandone la sensualità delle forme.


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Dinastia Sui (581-618)

Il Buddhismo nel periodo Sui ha una grande influenza sui pittori.
È nei suoi templi che la pittura murale raggiunge lo splendore.
È nei ritratti di Buddha e dei monaci che si esprimono i migliori pennelli del tempo, con ricchezza di mezzi e libertà di forme.

Tra i nomi celebri: Zhan Ziqian (580-620), abile nella pittura murale, nei paesaggi e nel dipingere cavalli; Cao Zongda, noto per i ritratti dal "drappeggio bagnato" tanto l’abito aderiva alle forme del corpo; i Wei Chi, padre e figlio, quest’ultimo famoso per la sua "pennellata robusta e tesa come la corda dell’arco", è ricordato per i fiori.
Sue sono anche "Le danzatrici" del rotolo Berenson.


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Dinastia T'ang (618-907)

Ventidue sovrani T'ang, nell’arco di quasi 300 anni, hanno dato alla Cina uno dei momenti culturalmente e artisticamente più fecondi, raggiungendo il periodo più felice con l’imperatore Xuan Zong (713-756).
Basterebbe citare Wu Daozi detto il Grande, per la rivoluzione portata nel campo pittorico.
Le sue figure umane sono ancora oggi un modello imitatissimo ma mai raggiunto.
Purtroppo le sue pitture murali di Chang’an (Xi’an), famose per il tratto d’inchiostro deciso, sono andate distrutte.
Ci rimangono copie antiche da cui è possibile ricavare la novità dei soggetti trattati e delle forme estetiche.
Importante, in questo periodo, è la ritrattistica ufficiale, autentico documento della società del tempo, degli splendori e delle miserie, della cultura e della vacuità dei personaggi.
Forse il più celebre maestro dell’epoca è Yan Liben, noto per i "Ritratti dei tredici imperatori", dallo stile celebrativo.

Altri nomi famosi sono Han Gan (720-783), il maestro dei cavalli, e Bian Luan (attivo dal 786 all’802), il più celebre pittore di fiori, uccelli e animali.

Mentre i pittori di fiori e animali sono al culmine della fama e della perfezione tecnica, nasce, quasi per contrasto, la "Scuola del Nord", che si esprime nel paesaggio.
Li Suxun (651-716) e suo figlio Li Zhaodao (670-730) sono gli artisti che eccellono in questa pittura oscillante tra il realismo e l’immaginario con predominio di oro, blu e verde.


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Periodo delle Cinque Dinastie e dei dieci Regni (907-960)

Può sembrare strano ma, in Cina, i momenti migliori della pittura si sono attuati nei momenti politici peggiori.
Nei periodi di divisione i pittori, isolati nelle zone più sicure, lontano dalle guerre e dalle risse, hanno saputo creare i capolavori che formano le pietre miliari della storia della pittura.
Questo è avvenuto nel Periodo dei Regni Combattenti, al tempo delle Sei Dinastie e si rinnova in quello delle Cinque Dinastie (che, per la precisione, con i 10 Regni, sono state ben quindici).

In questo mezzo secolo, tra la fine dei T'ang e l’inizio dei Song, la pittura entra nel suo periodo aureo e conosce alcuni tra i più grandi artisti di ogni tempo.
A Chengdu, (capoluogo dell’attuale provincia del Sichuan), tra i 58 pittori che vi lavorano troviamo Guan Xiu e Shi Ke, maestri nella figura e nell’acquerello monocromo.
A Nanjing, nella provincia del Jiangsu, Dong Juan e Ju Ran perfezionano la tecnica del paesaggio.
A Kaifeng (nell’attuale provincia dello Henan), troviamo altri paesaggisti tra cui Li Cheng, considerato il sommo in quest’arte, Jing Hao e Guan Tong, monaci pittori che con i loro paesaggi, a volte bizzarri, sono entrati nella leggenda.


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La Dinastia Song (960-1127) e l’Accademia Hanlin

Nel periodo Song, l’imperatore Hui Zong (1082-1126), filosofo, archeologo, critico d’arte, pittore, raccoglie intorno a sé i migliori artisti del tempo rifondando l’Accademia Hanlin iniziata dai T'ang.
L’Accademia è anche conosciuta come La foresta dei pennelli.
L’imperatore trascorre parte del suo tempo tra gli artisti, ammirando, suggerendo, criticando i lavori e premia i vincitori dei concorsi con la cintura d’oro, il massimo riconoscimento a cui un pittore può aspirare.
Di Hui Zong ricordiamo il "Pappagallo a cinque colori" e il "Fringuello in mezzo al bambù".

Li Longmian (1049-1100), con il suo dipinto "I poeti del Lago dell’Ovest" dà inizio a un tipo di pittura senza costrizioni, frutto di libera scelta sia nei soggetti come nello stile, nota con il nome di "Wenren hua" (pittura dei letterati).
Questi mirano a fondere l’esigenza dello spirito con una tecnica raffinata e nello stesso tempo priva di fronzoli.
Mi Fei (1051-1107), Su Shi (1036-1101) e Weng Tong (morto nel 1079), il primo con i paesaggi, gli altri due con i bambù, hanno prodotto alcune delle opere più belle di tutta la pittura cinese.

Con il ritiro della corte imperiale da Kaifeng a Hangzhou si ha una ripresa dell’attività dell’Accademia di Pittura che risente fortemente del clima dolce, della bellezza naturale di questa stupenda città, adagiata nel verde e illuminata dal luccicare delle acque del Lago dell’Ovest (Xihu).
Appare in questo periodo Li Tang (1050-1130), ultimo grande paesaggista della dinastia Song del Nord, e inventore del metodo della "diagonale".
Con ciò si perfeziona nella descrizione solo la parte inferiore del dipinto, lasciando il resto solo accennato. Suo è anche l’uso dei tratti "a colpi d’ascia" (fu pi cun).


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Dinastia Yuan (1279-1368)

Sotto la dominazione dei mongoli (dinastia Yuan) nella pittura regna l’imitazione, tecnicamente perfetta ma priva di quell’alito creativo, personale, che rende viva ogni rappresentazione pittorica.
Si afferma la figura dell’artista completo: poeta, calligrafo e pittore.
I massimi pittori sono: Gao, Kegong e Wuzhen.


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Dinastie Ming (1368-1644) e Ch'ing (1644-1911)

Durante i Ming vengono favoriti i pittori tradizionalisti, fedeli seguaci dei canoni dell’Accademia Hanlin.

Hangzhou e Suzhou, due "paradisi in terra" per le bellezze naturali di cui dispongono, diventano il centro culturale del paese.
Qui si producono opere che si ispirano al passato e che diventano modelli obbligati per il futuro.
Qin Yin è forse il pittore più importante della dinastia Ming.

Il declino del genio creativo diventa ancora più evidente sotto i Ch'ing.
Non basta il contatto con la pittura occidentale, ricordiamo il Castiglione (1688-1768) noto ai cinesi come Lang Shening, per dare nuove spinte o nuove idee.
Tutto rimane ancorato disperatamente al passato come se la pittura avesse già toccato il massimo della perfezione oltre il quale non è possibile andare.
Per questo, per affermarsi occorre cercare di raggiungere la perfezione dei maestri.
C’è la tecnica, manca lo spirito.
Si sa usare il pennello ma non si riesce a rendere la vita delle cose dipinte.
Un falso amore per l’arte spinge a riprodurre all’infinito le opere del passato con la massima precisione, senza molta originalità.



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