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Naturalismo ed antinaturalismo

Ovviamente, la rappresentazione non solo consente la conoscenza della realtà, ma amplia la realtà stessa di nuove forme, siano esse oggetti o immagini.
La realtà, quindi, per noi, oggi non è solo natura ma anche storia e cultura.
Ossia, la realtà è l’insieme di tutte le cose esistenti, siano esse create dalla natura, siano esse create dall’uomo.

Nelle arti figurative, possiamo distinguere due atteggiamenti fondamentali: il naturalismo e l’antinaturalismo.
Diciamo che un’arte figurativa è di tipo naturalistica, quando la rappresentazione tende ad essere uguale alla realtà o alla percezione di essa (per es.: il ritratto).
È invece antinaturalistica quando la rappresentazione è dissimile dalla realtà o dalla sua percezione (per es.: la pittura astratta).
Il concetto di naturalismo ed antinaturalismo non è da intendersi come meccanica corrispondenza tra un modello (la realtà) e una copia (la rappresentazione), bensì definisce un atteggiamento più complessivo che potremmo definire come segue: la produzione umana è sempre artificio, tuttavia, può simulare sia la natura (utilizzando le immagini che essa offre) che rappresentare cose prodotte dalla propria immaginazione.
Il naturalismo, quindi, si basa più sul concetto di simulazione, che non di imitazione della realtà.
Quando manca non solo l’imitazione, ma anche la categoria più generica di simulazione del reale, si ha, in assoluto, l’antinaturalismo.
Rivedendo la storia dell’arte, sulla scorta di questi due parametri, si possono classificare tutti i periodi storici come naturalistici o antinaturalistici.


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Periodo paleolitico

L’arte, nelle sue prime manifestazioni del periodo paleolitico, nacque come naturalistica.
Il pensiero umano, non possedendo ancora la razionalità che solo un linguaggio articolato consente, operava per categorie analogiche: l’immagine percepita differenziava e qualificava la sostanza delle cose.
E così l’immagine era il referente unico per la rappresentazione del reale.


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Periodo neolitico

Quando nel neolitico si abbandona la rappresentazione dell’immagine, per ricercare la sinteticità del graffito, si opera, forse, la più grande rivoluzione culturale mai realizzata.
Passando dal disegno al segno, l’arte ci testimonia che l’uomo preistorico non lavora più sulle immagini, ma sui concetti.
È iniziato quel processo di razionalizzazione logica, che porta alla nascita del linguaggio.

Il linguaggio, con la sua rappresentazione verbale del mondo, consente, prima ancora che la comunicazione, il pensiero.
È con la formulazione del linguaggio articolato che, l’uomo, inventa il software per far funzionare il suo cervello.
E la nascita del linguaggio, si accompagna ad una sperimentazione per tradurre il linguaggio in scrittura.
È una fase di elaborazione lenta, che si andò perfezionando per alcuni millenni, anche se è implicito ritenere che linguaggio e scrittura abbiano seguito fin dall’inizio un percorso comune e parallelo.

E tra i graffiti neolitici e i geroglifici egizi non correre alcuna differenza concettuale.
Infatti le prime scritture, per essere ideogrammatiche e non fonetiche, ci danno la prima prova di come linguaggio e scrittura nascono con il passaggio dal disegno al segno, operata tra la fine del paleolitico ed l’inizio del neolitico.

L’arte neolitica, quindi, è sicuramente antinaturalistica.
Ma, seppure in misura minore, lo sono anche le arti delle prime grandi civiltà che troviamo nei periodi storici: quella egiziana e quella sumerica.


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Periodo greco classico

Il primo grande balzo, per ritornare al naturalismo, lo operò solo la cultura greca classica, nel VI secolo a.C.
Solo in questo momento l’arte recupera un legame forte con l’oggettività della realtà che rappresenta, senza il filtro di schematizzazioni o semplificazioni interpretative più o meno logiche.
E l’aderenza all’oggettività è il dato che caratterizza ed omogeneizza tutto il periodo classico, esteso non solo all’arte greca, ma anche a quella ellenistica e romana.


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Periodo medievale

Il medioevo è invece profondamente antinaturalistico.
Abbandonando la preoccupazione per la resa formale, per privilegiare l’aspetto contenutistico del messaggio artistico, fece divenire l’arte visiva un surrogato della comunicazione verbale.
In ciò, giocò un ruolo notevole l’egemonia della cultura religiosa cristiana sulle manifestazioni artistiche.


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Età moderna e contemporanea

Il ritorno al naturalismo coincise con la fine del medioevo.
In scultura, il naturalismo fu riconquistato già dalla cultura tardo-gotica.
In pittura, invece, il ritorno al naturalismo fu tutto di marca italiana, e soprattutto fiorentina, prima con Giotto e poi con la scoperta della prospettiva e l’avvio della grande stagione dell’arte rinascimentale.
E l’arte moderna è rimasta naturalistica fino alla metà dell’Ottocento.

Da Manet in poi, attraverso l’Impressionismo e le Avanguardie storiche, l’arte ritorna ad essere profondamente antinaturalistica.
E, come detto, non è un caso che questa trasformazione avvenga in coincidenza con l’avvento della fotografia e del cinema, che consentono una diversa rappresentazione della realtà del tutto naturalistica, perché ottenuta con mezzi meccanici.


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Testi ed immagini per gentile concessione di: Francesco Morante – Storia dell’Arte



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