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La produzione figurativa ha per scopo la «rappresentazione».
Intendiamo con tale termine, il rendere visibile e concreto, attraverso un oggetto o un’immagine, qualcosa che possa essere comunicabile o trasmesso ad altri.
Nel campo delle arti figurative rientrano fondamentalmente la pittura e la scultura, ma nella loro accezione più ampia, è da intendere con il primo termine tutte le arti che producono immagini, e con il secondo tutte le arti che producono oggetti.
La rappresentazione è quindi quell’atto, cosciente e volontario, del dar forma.
Che cosa sia una forma è argomento che può essere visto da numerosi punti di vista. In questo caso, intendiamo essenzialmente per forma l’insieme delle cose esistenti.
Dar forma, significa far entrare nel mondo qualcosa che, da quel momento, inizia ad esistere.
Dar forma, in questo caso, diviene il risultato di un processo creativo.
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L’uomo, nelle sue manifestazioni artistiche, è partito, ovviamente, dalle forme già esistenti, cioè dalla realtà che lo circonda e che può percepire con i propri sensi.
In sostanza, la sua iniziale produzione artistica è divenuta una rappresentazione della realtà che lo circonda; pertanto, il rapporto che intercorre tra realtà e rappresentazione è il seguente: REALTA' percezioneARTISTA interpretazioneRAPPRESENTAZIONE
Tra la realtà e la rappresentazione, vi è di mezzo l’artista che, per giungere all’opera d’arte, ossia alla rappresentazione, compie almeno due processi: uno di percezione e uno di interpretazione.
Il primo, possiamo considerarlo un atto oggettivo, mentre il secondo è maggiormente un atto soggettivo.
Questo tipo di processo descritto, non è solo finalizzato alla rappresentazione, ma anche alla conoscenza, ossia, solo attraverso i processi di percezione ed interpretazione (e quindi di rappresentazione verbale o di autorappresentazione mentale, non necessariamente figurativa) si può giungere alla conoscenza della realtà.
In pratica l’Artista compie due processi fondamentali:
1) percepisce la realtà;
2) la interpreta facendosene un’idea.
A questo punto nasce la rappresentazione. Essa può essere anche solo una immagine mentale, ma nel caso che a noi interessa questa rappresentazione diviene o un’immagine concreta o un oggetto.
A prescindere dal campo artistico, qualsiasi rappresentazione è sempre una conoscenza della realtà.
E la conoscenza è sempre una rappresentazione.
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Le rappresentazioni si suddividono in due tipi fondamentali: le rappresentazioni analogiche e le rappresentazioni logiche.
Le prime nascono da un rapporto di analogia con la realtà (imitano le forme che percepiamo guardando), le seconde si affidano al logos (alla parola quale simbolo che descrive la nostra idea della realtà).
Le rappresentazioni logiche ricorrono in genere a simboli o segni di tipo linguistico (parole) o matematico (numeri e formule).
Le rappresentazioni analogiche usano quasi esclusivamente le immagini.
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In pratica anche nella costruzione dell’immagine si può dare prevalenza o agli elementi della percezione o a quelli dell’interpretazione.
Nel primo caso diciamo che l’immagine è di tipo naturalistico, e quindi l’arte che la produce si muove in un sistema ottico.
Nel secondo caso diciamo che l’immagine è di tipo antinaturalistico, e quindi l’arte che la produce si muove in un sistema concettuale.
Tutta la storia dell’arte si è mossa in questi due ambiti fondamentali: il sistema ottico e il sistema concettuale, producendo opere che sono variamente collocabili tra rappresentazioni naturalistiche e rappresentazioni antinaturalistiche.
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