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Durante il lungo impero di Augusto l'epoca delle proscrizioni, delle stragi e delle rapine, verificatesi nei decenni precedenti al suo governo, terminò, e Roma si avviò a godere di un lungo periodo di pace (nel 29 a.C. Augusto chiuse il tempio di Giano) che permise al mondo di prosperare.
Le industrie, i commerci e l'agricoltura rifiorirono, le città si arricchirono di monumenti e la giustizia ritornò a regnare sovrana; anche nel governo delle province finì l'epoca degli amministratori rapaci e le vie imperiali si estesero fino alle più lontane regioni, vigilate da 350.000 soldati e difese da ben 5 flotte navali.
Augusto non fu un tiranno, ma un saggio sovrano che si preoccupò di non far sentire troppo il peso del suo dominio.
Tentò di migliorare le condizioni dell'Italia e sforzandosi di smembrare i grandi latifondi fondiari, accumulatisi nelle mani di pochi, per farli ritornare ai piccoli proprietari e mettendo un freno alla decadenza morale, che si andava sempre più estendo, con importanti riforme del diritto di famiglia.
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