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Questo periodo letterario inizia intorno all´80 a.C. e si può considerare concluso intorno al 29 a.C.
Anche nella produzione letteraria, come nella vita politica e sociale, quest’epoca è contraddistinta da diverse tendenze che si urtano tra loro.
Queste tendenze si combattono in un mondo già impregnato di ogni raffinatezza spirituale: sconfitto, in realtà, lo sciovinismo prettamente latino di Catone (anche prima che il Censore morisse), il mondo occidentale era stato invaso dall’ellenismo, che cercava di poter continuare la sua vita in Occidente riversando su Roma gli uomini e le tendenze di Alessandria dapprima con la filosofia, poi con la poesia ed in ultimo con l’erudizione.
Tre personaggi letterari giganteggiano in questo periodo, tre uomini che simboleggiano le tendenze di mondi diversi: Catullo, Lucrezio, Cicerone.
Catullo è il più schietto rappresentante di una sorta di movimento giovanile che cerca di dare a Roma una poesia limpida e fresca.
Lucrezio, che predica la pace, la serenità e l’abbandono delle funeste ambizioni umane, si pone in contrasto con i potenti della sua epoca per esprimere tutta la mortale stanchezza di una romanità che assisteva impotente alle lotte interne per il potere, susseguenti al bagno di sangue causato da Mario e Silla.
Cicerone, sensibile all’importanza delle tradizione ma consapevole della forza dell’innovazione, che cerca di amalgamare vecchio e nuovo senza scosse pericolose.
Non uno di questi movimenti prevalse sull’altro, furono tutti assorbiti, senza danno per l’originalità della produzione artistica, e permeati dalla spiritualità romana.
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