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E’ questo il periodo delle guerre per l’espansione del dominio romano e per l’eliminazione di potenti nazioni nemiche.
La vittoria della I° guerra punica consente a Roma di costituire la prima provincia romana in Sicilia (eccettuata Siracusa) e conquistare la Sardegna e la Corsica, che diventano la seconda provincia; la sconfitta dei Galli Cisalpini procura l’annessione di altri territori.
Nei 17 anni (218-201 a.C.) della II° guerra punica Roma è più forte ed agguerrita, al punto di portare l’attacco dapprima agli alleati di Cartagine e poi alla città stessa in modo da far richiamare Annibale, che dalla Spagna aveva invaso l’Italia minacciando la stessa Roma.
La vittoria di Zama (202 a.C.) vede la sconfitta di Annibale e la distruzione economica di Cartagine costretta, tra le altre cose, a consegnare la sua flotta di 500 navi, che saranno distrutte dai romani in un rogo immenso.
Nel 146, infine, Cartagine soccomberà perdendo la III° guerra punica.
Nei 50 anni intercorsi tra le due ultime guerre puniche, Roma avrà modo di piegare Filippo di Macedonia (nella battaglia di Cinocefale), e il figlio Perseo a Pidna (168 a.C.) e di sconfiggere Antioco III di Siria a Magnesia (190 a.C.).
La costituzione di leghe patriottiche in Grecia e le ribellioni popolari, fomentate dalla Macedonia per liberarsi dal dominio romano furono soffocate nelle stragi: saccheggiata e distrutta Corinto, la Grecia e la Macedonia, con il nome di Acaia diventarono un’altra provincia romana (146 a.C.) mentre Cartagine soccombeva definitivamente.
Nel 133 anche la Spagna viene piegata con la distruzione della capitale spirituale degli Iberici, Numanzia, e viene suddivisa in due province.
La successiva formazione della provincia della Gallia narbonese e la conquista delle Baleari consente a Roma, nel 121, di avere una linea ininterrotta di possessi dall’Italia alla Spagna, attraverso la Gallia cisalpina: il Mediterraneo è tutto romano.
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