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L'Arcadia e il Barocco

Dopo il 400 in cui le manifestazioni della vita e dell'arte erano tutte improntate ad una eleganza fine e contenuta e, dopo il 500, splendido e gaio, ecco lo sfarzo e la pomposità del 600, il cui scopo è il rigetto delle forme classiche del 500.

Storicamente fu il periodo in cui la Spagna dominò l'Italia intera, spegnendo a poco a poco, negli italiani, qualsiasi fiamma di ideali, affievolendo anche il livello culturale, che era stato così alto nel secolo precedente.
Dagli spagnoli, popolo amante delle cerimonie festose e della pomposità esteriore, gli italiani appresero la grandiosità dei gesti, la sfarzosa ricchezza delle forme, la gonfiezza dell'espressione, l'ingegnosità bizzarra dei concetti e delle immagini.
Infatti gli artisti del 600 vogliono stupire con la grandiosità e lo sfarzo. Poeti e frasatori rivelano una tecnica eccessivamente elaborata, un virtuosismo ricercatissimo, che si trasforma spesso in una bizzarra acrobazia stilistica.

Si ha l'impressione che essi vogliano stupire e meravigliare con la loro abilità usando sottili metafore, iperboli. Ci fu chi definì il cielo "padellone", e le nuvole "materassi del cielo", e la luna "gran frittata".
Un poeta definì l'Etna "arciprete delle montagne che con latte di neve incensa le stelle".
Questa nuova forma letteraria fu detta Marinismo, dal nome del suo più rapprensantativo poeta, il Marino.
Il barocco (che nelle arti figurative, agli inizi del '700, sarà sostituito dal rococò) influenzò ogni tipo di corrente artistica: dalla musica, alla pittura, alla scultura.

Negli ultimi decenni di questo secolo si sentirà il bisogno di un'arte più semplice e sincera: sorgerà così nel settore della letteratura un'Accademia, detta Arcadia, che tenterà un ritorno alla semplicità classica come reazione al gusto barocco.


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Indirizzi letterari dell'Arcadia

Fondata a Roma nel 1690 da 14 poeti e letterati appartenenti al cenacolo creato da Maria Cristina (ex regina di Svezia), l'Accademia dell'Arcadia riuscì a sopravvivere per tutto il Settecento, diffondendosi anche in tutte quelle città italiane che avevano una certa tradizione culturale.
Tra i 14 fondatori, Gian Vincenzo Gravina, calabrese, fu certamente un personaggio di spicco; a lui si deve l'elaborazione dello Statuto dell'Accademia, scritto in latino arcaico.

Gli indirizzi letterari che si delinearono nall'Arcadia furono tre, e ben distinti:
petrarcheggiante, sostenuto da autori come Mario Crescimbeni ed Eustachio Manfredi;
pastorale, che fu il prevalente sui tre, sostenuto da Giovanbattista Zappi, Paolo Rolli e Pietro Metastasio;
classicheggiante, che, sempre ispirandosi all'antichità, si dedicò all'imitazione dei classici.

L'Arcadia, il cui nome richiamava la omonima regione greca, sede della vita semplice e a contatto con la Natura dei pastori, impose a tutti i suoi soci, per combattere il marinismo ed il barocco, di ispirarsi alla natura e alla semplicità, sottovalutando, così, che la poesia è elaborazione personale della fantasia, che non può essere imbrigliata da pastoie "accademiche". Il risultato fu l'eccessivo simbolismo (causa di ulteriori artifici ed insincerità) e la degenerazione della richiesta semplicità in pastorelleria, in leziosità (con versi mielosi e privi di sentimento).

Certamente, all'Arcadia spetta il merito di aver diffuso l'esigenza di contrastare il decadente secentismo attraverso un reale risveglio letterario ed artistico.
E così, mentre la canzonetta del Rolli e del Metastasio elevavano il mellifluo mondo arcadico verso una più delicata espressività, il genovese Carlo Innocenzo Frugoni acquisiva il merito di aver manifestato la sua arte usando il verso sciolto, che troverà poi, con il Foscolo ed il Parini, la sua più alta dignità artistica.



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