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Nasce a Milano nel 1785 da Giulia Beccaria, figlia del celebre Cesare Beccaria, autore di De' delitti e delle pene, e da Pietro Manzoni, un benestante proprietario terriero. Volendo prestare orecchio ai pettegolezzi dell'epoca, lo scrittore sarebbe frutto di una relazione extra-coniugale tra la madre e Giovanni Verri. Il bambino viene subito riconosciuto da Pietro Manzoni, ma il matrimonio non dura a lungo e termina con una separazione legale.
Alessandro entra nel 1791 nel collegio dei Somaschi a Merate, dove rimane fino al 1796, anno in cui si trasferisce presso il collegio dei Barnabiti.
Alla morte del padre, nel 1805, si trasferisce a Parigi, dove la madre vive insieme a Carlo Imbonati, che pero' muore nello stesso anno, lasciando la donna erede del proprio patrimonio. In onore dell'uomo, Manzoni compone il carme In morte di Carlo Imbonati. Già a questa età l'autore è noto per i suoi componimenti, che sottopone agli intellettuali dell'epoca.
Torna a Milano nel 1807, dove si innamora di Enrichetta Blondel, con cui si sposa con rito calvinista e dalla quale ha otto figli, sei dei quali non gli sopravvivono. Per contratto matrimoniale, i bambini della coppia devono essere allevati nella religione cattolica, per cui la moglie decide di accostarsi ad essa per meglio comprenderla. Così, il 1810 è l'anno della conversione religiosa per Enrichetta e del riavvicinamento alla Chiesa per il Manzoni. I vent'anni successivi sono un periodo molto fecondo dal punto di vista letterario, seppur luttuosi, perché gli muoiono l'amatissima moglie, la madre, Teresa Stampa, presa in sposa in seconde nozze, e ben sei figli.
Compone la Pentecoste, le Osservazioni sulla morale cattolica, la tragedia l'Adelchi, le odi Marzo 1821 e Cinque Maggio, le Postille al vocabolario della Crusca e la prima stesura del romanzo Fermo e Lucia.
Grazie alla sua fama di letterato e di grande studioso ed interprete della lingua italiana gli arrivano attestati di stima dal mondo degli intellettuali. Nel 1860 accetta la nomina a Senatore del Regno; nel '62 gli viene affidato incaricato di partecipare alla Commissione per l'unificazione della lingua e nel '68 dopo presenta la relazione Dell'unità della lingua e dei mezzi per diffonderla.
Nel 1873, muore a Milano, dopo una lucida agonia, da tutti considerato il padre della lingua italiana moderna e stimatissimo per la sua attività di letterato. La Messa di Requiem a lui dedicata viene diretta da Giuseppe Verdi in persona.
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