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Quando gli uomini, in modo semplice e rudimentale, cominciarono ad esprimere i loro sentimenti per iscritto, si cominciarono ad avere le prime opere di letteratura. La letteratura è nata, infatti, dal desiderio innato nell'uomo di esprimere i suoi sentimenti e di comunicare agli altri uomini le sue idee. Sappiamo che anche prima che fosse inventata la scrittura già esistevano componimenti poetici tramandati a voce. Poi uomini che appartengono già all'epoca in cui è usata la scrittura ricavarono da questo patrimonio poetico popolare, poemi e ballate e ne fecero opere di poesia.
Così nacque la letteratura.
I primi componimenti scritti furono opere riguardanti gli eroi nazionali: nei poemi epici (più importanti fra tutti l'Iliade e l'Odissea) si narrano appunto le gesta di eroi popolari. La Grecia ha dato, anche in questo senso, un grande contributo artistico e letterario all'Umanità e quando divenne colonia romana trasmise a questo popolo la passione per le arti tramandando le sue opere e i suoi studi. I romani dal canto loro ebbero il merito di esportare la loro civiltà, così arricchita, in tutto il mondo allora conosciuto, portando non solo la lingua latina a conoscenza di tutti, ma soprattutto le varie forme d'arte ivi compresa la scrittura poetica.
Purtroppo la vastità dell'impero romano rese difficile difenderne l'integrità: popolazioni barbare cominciarono a far breccia nei suoi confini finchè esso decadde. Con la venuta dei barbari la cultura decadde e i grandi poemi vennero distrutti e bruciati e soltanto una piccola parte di essi fu salvata dai monaci che li nascosero nei monasteri. Decadde anche l'uso della lingua latina e prevalse un linguaggio misto, diverso in ogni paese. Mutata oltre alla pronuncia delle parole era anche la scrittura. In questo modo con un lento, ma ininterrotto svolgimento, verso l'anno mille vennero a formarsi in Europa 6/7 lingue nuove: il portoghese, lo spagnolo, il provenzale, il francese, il romeno, il ladino, l'italiano. Vennero tutte chiamate lingue neolatine (nuovolatine) o romanze. In tali linguaggi fiorirono canti di guerra e d'amore che esprimevano, sebbene in forma poetica rudimentale, i sentimenti, gli ideali e il carattere delle nuove popolazioni. Questa età che si inizia viene chiamata Medio Evo. Solo con la venuta di Carlo Magno nell'anno 800 si ebbe una rinascita culturale: ebbe il merito di promuovere l'istruzione e per tale motivo prescrisse che in ogni monastero e in ogni chiesa fossero istituite scuole per tutti, promosse lo studio del latino e inoltre arricchì gli ecclesiastici di donazioni affinchè venissero ricopiate le opere dell'antica letteratura latina. In questo periodo di rinascita culturale, lo stile è ben diverso da quello classico: le opere letterarie sono semplici e primitive ma sentite e spontanee. E' questo il periodo della poesia epica che cantava le gesta degli eroi, ricordiamo fra tutti "Il cantar del mio Cid", "I Nibelunghi". Ma la "battaglia del latino" venne persa per il semplice motivo che il popolo non capiva più la lingua di Cicerone ed esprimeva i propri sentimenti nella nuova lingua. Tra la fine dell'ottavo e l'inizio del nono secolo dopo Cristo compaiono i primi scritti ufficiali in lingua volgare. Si fa risalire a questo periodo la famosa Carta di Capua del 960, il più antico documento in lingua volgare sinora ritrovato, che recita. "Sao ke kelle terre per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette Sancti Benedicti", cioè "So che quelle terre per quei territori che qui sono designati, trenta anni le possedette la parte di San Benedetto". Del fatto che il popolo ormai parlava e capiva solo il volgare, si rese conto per prima la Chiesa e corse ai ripari, autorizzando, nel Concilio di Tours (813 d.c.) i loro sarcedoti ad utilizzare il volgare affinchè tutto il popolo capisse. Con la morte di Carlo Magno, il suo impero decadde e così anche la forma letteraria dell'epoca. Si affermò, invece, la poesia amorosa, genere diffuso soprattutto nella Francia meridionale. Il rinnovamento della letteratura fu il frutto di un felice incontro tra il nord ed il sud della Francia: incontro agevolato da una singolare figura di donna: la principessa Eleonora d'Aquitania, nipote del primo trovatore di cui abbiamo notizia, Guglielmo di Poitier. Fu, infatti la lirica dei trovatori della Provenza a portare note di malinconia e di dolcezza nella letteratura che fino ad allora aveva trattato solo temi eroici. La poesia si sviluppò maggiormente nei castelli feudali e i componimenti poetici erano sempre accompagnati anche da musica. Tema principale erano le dame e i cavalieri L'arte trovadorica costituisce la prima importante manifestazione della poesie e della musica cosidetta profana. e prepara la strada all'Ars Nova Fiorentina.
In Italia però, per molti secoli, la lingua volgare, da poco nata, servì solo per gli usi comuni della vita quotidiana. I letterati quando volevano comporre le loro opere si servivano ancora del latino, che consideravano più nobile e più adatto all'arte. Ma venne il giorno in cui il latino cominciò a cedere il posto al volgare anche nelle opere letterarie e ciò accadde quando si diffusero i componimenti poetici francesi in lingua d'oil dapprima e poi imitati in un linguaggio misto francoveneto. La poesia provenzale, di carattere più raffinato, si diffuse maggiormente tra le classi colte, in particolare in una ambiente simile, cioè in una corte: quella di Federico II di Sicilia e di suo figlio Manfredi, per merito dei quali nacque la prima scuola poetica italiana che fù detta "La Scuola Siciliana" Tra i più importanti artisti dell'epoca ci furono il bolognese Buvalelli e il mantovano Sardello, ricordati da Dante nel suo Purgatorio. Alla corte di Federico II avvenne la grande novità: l'imitazione dei trovatori non venne più fatta in provenzale ma in dialetto siciliano, un dialetto naturalmente raffinato, quale poteva essere quello di persone colte che conoscevano almeno due lingue: il latino e il provenzale. Tra i siciliani non ci furono poeti veramente grandi, ma la loro importanza sta nel fatto d'essere stati i primi a poetare in volgare italiano.
Assieme alla poesia profana fiorì anche quella religiosa, sempre in volgare, che si diffuse specialmente in Umbria, ove visse e morì San Francesco D'Assisi, autore del primo componimento poetico in volgare che abbia veramente valore letterario: Il Cantico delle Creature. Altro francescano che produsse opere letterarie in volgare fù Frà Jacopone da Todi, di spirito focoso e battagliero; nelle sue laudi esaltava la vita spirituale e condannava il peccato delle passioni moderne.
In seguito cominciarono a diffondersi, soprattutto fra la gioventù più colta, i versi di un poeta bolognese: Guido Guinizzelli che cantava il più antico sentimento dell'uomo con accenti assolutamente nuovi per l'epoca. Quello vero, secondo il poeta bolognese è un sentimento soprannaturale ed un privilegio dei "cuori gentili", cioè delle anime nobili e virtuose. La nuova poesia fu chiamata "Dolce Stil Novo".
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